OMS: nel mondo, della metà dei decessi non viene registrata la causa

OMS: nel mondo, della metà dei decessi non viene registrata la causa

 

Della metà dei decessi, a livello mondiale, non viene registrata la causa e questo rende difficile sapere dove intervenire. Ad ogni modo, la situazione è in miglioramento. Nel 2005 le cause di morte conosciute e notificate erano solo un terzo del totale. Il problema è che molti paesi ancora non raccolgono abitualmente i dati con la qualità adatta a monitorare gli indicatori SDG (Sustainable Development Goals) relativi alla salute. A fare un quadro è stata l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con un’analisi e il resoconto di tutti gli obiettivo da raggiungere entro il 2030.

Nel Rapporto World Health Statistics dell’Oms sono contenute le statistiiche di salute di 194 paesi e il loro progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile, tra cui una serie di dati su mortalità, malattie, e indicatori del sistema sanitario, come aspettativa di vita, malattia e morte per causa,  servizi e  trattamenti sanitari,  investimenti finanziari nella sanità , fattori di rischio e comportamenti che influenzano la salute.

L’Oms ad esempio considera un successo che nel 2015 si sia giunti al dato che quasi la metà di tutti i decessi (27 milioni su 56 milioni di morti) a livello globale sono registrati con una causa ben definita. Diversi paesi hanno fatto passi significativi verso il rafforzamento dei dati raccolti, tra cui la Cina, la Turchia e la Repubblica islamica dell’Iran, dove il 90% dei decessi sono ora registrati con le informazioni dettagliate di causa di morte, contro il 5% nel 1999.

“Se i paesi non sanno perché le persone si ammalano e muoiono, è molto più difficile sapere cosa fare al riguardo –  ha detto Marie-Paule Kieny, vicedirettore generale per i Sistemi sanitari e innovazione dell’Oms -. “L’Oms sta lavorando con i paesi per rafforzare i sistemi di informazione sanitaria e per consentire loro di ottenere progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile.”

La World Health Statistics, fornisce quindi un’istantanea dei dati positivi e delle minacce per la salute della popolazione mondiale. Ma mentre la qualità dei dati di salute è notevolmente migliorata negli ultimi anni, molti paesi ancora non raccolgono abitualmente i dati con la qualità adatta a monitorare gli indicatori SDG (Sustainable Development Goals) relativi alla salute.

Il rapporto include i nuovi dati sui progressi verso la copertura sanitaria universale che mostrano che a livello mondiale, dieci misure di copertura essenziale del servizio sanitario sono migliorate dal 2000.

La copertura del trattamento per l’HIV e le zanzariere per prevenire la malaria sono aumentati di più, da livelli molto bassi nel 2000. Sono in costante aumento anche l’accesso assistenza prenatale e ai servizi igienici adeguati, mentre ha rallentato la copertura di immunizzazione dei bambini di routine dal 2000 al 2010, tra il 2010 e il 2015.

L’accesso ai servizi è solo una dimensione della copertura sanitaria universale. L’altra è  quanto la gente può pagare di tasca propria per tali servizi.
I dati più recenti provenienti da 117 paesi mostrano che una media del 9,3% delle persone in ogni paese spende più del 10% del loro bilancio familiare per l’assistenza sanitaria, un livello di spesa che rischia di esporre una famiglia a difficoltà finanziarie.

Tutto il rapporto completo è stato pubblicato sul sito dell’OMS.

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