Malattie rare

Vaccino anti cancro, entro il 2018 al via i test

Raffaele Nespoli
 

Il vaccino contro il cancro? Potrebbe arrivare prima di quanto si pensi. A rivelarlo sono i dati discussi in occasione del congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology) di Chicago, tempio mondiale della ricerca clinica oncologica. E da Chicago a Napoli il passo è breve. C’è infatti il Pascale al centro di uno studio clinico mondiale che prevede la somministrazione del cosiddetto vaccino «anti Globo H-KLH». Non un vaccino preventivo, bensì una terapia adiuvante (cioé da realizzare subito dopo l’intervento chirurgico al seno) in donne con tumore «triplo-negativo». L’obiettivo è quello di aumentare i tassi di guarigione di questo sottotipo di tumore mammario ad alta aggressività.

Un ruolo chiave

Tra gli esperti che si sono trovati a confronto c’è anche il professor Michelino De Laurentiis (uno degli artefici del disegno della sperimentazione) è non è un caso, visto che l’Istituto napoletano è l’unica struttura oncologica italiana a prendere parte alla sperimentazione. Pronti a partire entro il 2018, anno nel quale prenderà il via la fase III, quindi uno studio di fase avanzata e in grado di fornire risultati definitivi. Il Pascale, ovviamente, sarà in prima fila in questa avventura che apre nuovi scenari nella cura della malattia del secolo.

Ulteriori sperimentazioni

Centrale il ruolo dell’Istituto partenopeo grazie al lavoro di Michelino De Laurentiis, che ha già ottenuto di affiancare alla sperimentazione principale ulteriori studi di combinazione del vaccino con farmaci inibitori dei checkpoint immunologici su pazienti in fase metastatica. «La disponibilità del vaccino al Pascale – dice De Laurentiis – si prospetta come grande opportunità per le pazienti con tumore mammario di avere accesso a trattamenti ad alta innovatività e va nella scia intrapresa negli ultimi anni che hanno fatto del Pascale uno dei centri mondiali col maggior numero di trattamenti innovativi per il tumore della mammella. I farmaci immunoterapici attuali, cosi detti inibitori dei checkpoint immunologici, agiscono sostanzialmente rimuovendo il freno immunologico che il tumore tiene premuto per evitare di essere attaccato dal sistema immunitario. Ne consegue un’attivazione generica del sistema immunitario che ha il potenziale negativo di scatenare patologie autoimmunitarie nell’organismo. Inoltre, questa risposta immunitaria, proprio perché in qualche modo generica, non è sempre efficace contro il tumore. Questo è forse uno dei motivi per cui l’immunoterapia ha avuto, per ora, successi limitati nelle forme tumorali meno immunogene, come il tumore della mammella. I vaccini terapeutici, invece, mirano a scatenare una risposta immunitaria altamente specifica contro il tumore, in teoria potenzialmente più efficace e con meno effetti collaterali».

Team d’eccellenza

Il Congresso internazionale dell’Asco di Chicago ha confermato il grande livello del Pascale come centro di riferimento per l’oncologia mondiale. Per il dg Attilio Bianchi, quello dell’Istituto è sempre più un ruolo da protagonista nello scenario dell’oncologia mondiale. «Il Congresso internazionale di Chicago ha visto alcuni risultati dei nostri ricercatori assumere una valenza planetaria: dalla tossicità economica e la sostenibilità rilevata dal dottor Franco Perrone, ai progressi della Immunoterapia del melanoma grazie agli studi del dottor Ascierto, fino a questo rilevatissimo progetto del dottor De Laurentiis. Questi risultati si raggiungono grazie allo sforzo dei ricercatori, ma anche di tutto il personale medico e paramedico per la dedizione ai pazienti e alla ricerca applicata. Un grazie anche alla sensibilità del presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca che, con il protocollo d’intesa, ha creato le condizioni perché questo progresso clinico e scientifico abbia le basi per durare nel tempo verso nuovi e sempre più ambiziosi traguardi».

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