Età biologica: un esame per scoprire la propria

Età biologica: un esame per scoprire la propria

 

L’età biologica di una persona non sempre coincide con quella anagrafica. Quest’ultima non lascia dubbi ed è incisa sui documenti personali in base alla propria data di nascita, la prima invece non ha metodi standardizzati, ma è influenzata dallo stile di vita e dalla genetica. Tuttavia secondo gli autori di una nuova ricerca pubblicata su Aging, riuscire a determinare l’età biologica degli individui giocherà un ruolo importante nel campo della medicina anti-aging.

I ricercatori fanno parte dell’Istituto di Biologia Molecolare Engelhardt dell’Accademia Russa delle Scienze, del Centro Ricerche Cliniche per la Gerontologia, dell’Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca e altri centri di ricerca. Lo studio è stato condotto presso il Centro Nazionale Ricerche per la Medicina Preventiva e presso il Centro di Gerontologia.

“Ricercatori di tutto il mondo – ricorda Alexey Moskalev, direttore del Laboratorio di Genetica dell’Invecchiamento e della Longevità presso il Centro dei Sistemi Viventi del MIPT – hanno a lungo tentato di trovare un modo per stimare l’età biologica; le tecniche attualmente più accurate sono quelle che si basano sull’analisi del DNA (‘orologio epigenetico’) e possono stimare l’età biologica dell’uomo con un errore medio di tre anni. Si tratta però di analisi costose che richiedono personale di laboratorio esperto e dedicato; e questo è il motivo per cui non vengono utilizzate nella pratica clinica quotidiana”.

I ricercatori si sono basati su informazioni relative a parametri che riflettono il funzionamento dell’apparato cardiovascolare e in particolare: lo spessore della parete carotidea, la velocità dell’onda di polso, il diametro del lume carotideo (grado di stenosi) e l’indice di augmentation (ovvero la differenza tra il secondo e il primo picco pressorio dell’onda di polso). Ognuno di questi indici rappresenta un marcatore validato di aterosclerosi, ipertensione, diabete e altre condizioni. Ma questo studio li ha messi insieme in un modello matematico finalizzato a determinare l’età biologica.

Per validare questo algoritmo sono stati arruolati 303 soggetti (199 donne e 104 uomini), di età compresa tra i 23 e i 91 anni. “Per lo studio – afferma il primo autore Alexander Fedintsev, bioinformatico presso l’Istituto di Biologia Molecolare Engelhardt – abbiamo utilizzato un’analisi di regressione non lineare e abbiamo attinto, per la selezione di questi parametri, ad un ampio database con una varietà di biomarcatori. Questo ci ha aiutato a mantenere un basso tasso di errore nel predire l’età biologica, nonostante il fatto che il modello utilizzato sia piuttosto semplice e compatto. Oltre ad essere discretamente accurato, questo modello fornisce anche una facile interpretazione dei risultati”.

Per validare questo modello, i ricercatori hanno confrontato le loro stime di età biologica con i dati ottenuti attraverso altre tecniche per valutare lo stato di un organismo (come i Framingham CVD Prediction Scores, un algoritmo che stima il rischio individuale di sviluppare una patologia cardiovascolare, non basato sull’ecodoppler carotideo) e con altre tecniche di processamento dei dati.

“Avendo utilizzato il sistema cardiovascolare come unica fonte di informazioni – afferma Olga Tkacheva, direttore del Centro di Ricerca Clinico Russo di Gerontologia – sono necessarie ulteriori ricerche, basate su altri fattori, per raffinare le stime dell’età biologica. Tuttavia recenti ricerche hanno dimostrato che la relazione tra lo stato dei vasi sanguigni e l’età biologica è ancora più forte rispetto a quella tra lo stato dei vasi e la composizione chimica del sangue”.

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