Il volto di un uomo ibernato

Rischia di morire, viene ibernato e poi operato

Raffaele Nespoli
 

Ibernato dopo un grave incidente in attesa dell’intervento chirurgico. Quello che potrebbe sembrare l’inizio di un film di fantascienza, neanche troppo originale, è invece l’avveniristico racconto di qualcosa accaduto realmente al Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna). Sfortunato protagonista, un 37enne vittima di un grave incidente stradale che, oltre a provocare gravi fratture alla cassa toracica, ha determinato la rottura parziale della vena aorta. Insomma, un quadro clinico da codice rosso. Non a caso l’uomo è stato trasferito da ben tre ospedali prima di arrivare nell’unico dove ci fosse una equipe specialistica come quella dell’Unità operativa di Chirurgia Cardio-Toraco-Vascolare guidata da Mauro Del Giglio.

La procedura

Proprio il chirurgo ha spiegato che «nell’incidente l’uomo aveva riportato numerose e gravissime fratture ossee, tra cui lo schiacciamento della cassa toracica e la rottura dell’arco aortico (il secondo tratto dell’aorta). La criticità del quadro clinico ha consigliato una procedura di riparazione vascolare con arresto di circolo e ipotermia controllata senza tuttavia dover ricorrere all’aiuto di protesi tubulari artificiali come avviene nel trattamento degli aneurismi. Dopo aver staccato l’arco aortico dal resto dell’arteria principale – dice – abbiamo utilizzato il tessuto del paziente per ricucire e ricostruire la porzione di vaso danneggiata, ricollegandola poi all’intero sistema circolatorio». Questa straordinaria tecnica di ibernazione, perché di questo si tratta, consente di portare tutto il corpo umano alla temperatura di 26 gradi. Ovviamente è necessario utilizzare specifici sistemi capaci di proteggere il cervello e gli organi interni da eventuali danni. In queste circostanze il rischio maggiore è infatti quello di creare deficit neurologici irreversibili o danni permanenti.

La convalescenza

Fortunatamente l’uomo ha già lasciato l’ospedale di Cotignola per essere trasferito nel reparto di rianimazione del Bufalini dove è ancora sottoposto a sedazione. Per valutare eventuali danni neurologici il paziente è stato svegliato dal sonno indotto per un breve momento, a quanto pare tutto sembra sia andato nel migliore dei modi. Alla famiglia non resta che attendere la fine della convalescenza, consci di aver assistito ad un piccolo miracolo della medicina.

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