Carne rossa o bianca: tutto quello che c'è da sapere

Carne rossa o bianca: tutto quello che c’è da sapere

Sofia Gorgoni
Categorie: Alimentazione
 

Il consumo di carne in Italia è ai minimi storici, secondo i dati di Coldiretti. Quasi una persona su dieci l’ha ormai eliminata del tutto dalla dieta. Nell’ultimo anno gli acquisti sono diminuiti del 9% per quella di maiale, del 6% per quella bovina, dell’1% per pollo e salumi. La colpa però non è solo della crisi economica. Dopo che l’Oms ha classificato come “probabilmente cancerogena” la carne rossa e come “cancerogena” quella conservata, le vendite sono colate a picco.

Ma qual è il rischio effettivo? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 100 g al giorno di carni rosse aumentano del 17% il rischio tumore e la probabilità sale al 18% con 50 g di carni conservate, come i salumi in busta (perché contendono additivi -nitrati e nitriti). A fare la differenza però è sempre la qualità del prodotto. In questo senso si è espressa anche l’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro): «Nessuna patologia è causata soltanto dal consumo di carne e non vi è una relazione di causa-effetto diretta tra proteine animali e sviluppo di una data malattia». Insomma, i dati estrapolati dal contesto generano un allarme ingiustificato: «Per esempio, il contenuto di grassi saturi della carne rossa (considerato un fattore di rischio non solo per i tumori ma anche per i problemi cardiocircolatori ndr) dipende dalla specie e dall’età degli animali, dalle tecniche d’allevamento, dal taglio ma, soprattutto, dai mangimi: quelli a base di mais, che sono ricchi di zuccheri, nell’organismo si trasformano in lipidi».
Non solo: questo tipo di dieta influisce anche sulla qualità del grasso, perché provoca una riduzione del contenuto di Omega 3, dal potere antinfiammatorio, e un incremento di Omega 6, pro-infiammatori. Gli animali che pascolano liberi e si nutrono di erba, invece, hanno carni più magre e sane. Ad ogni modo, i quantitativi di carne, in particolare quella conservata, consumati dagli italiani sono al di sotto della soglia di rischio. L’ultimo Bloomberg Global Health Index, infatti, ha rivelato come il nostro Paese sia quello con la miglior salute del pianeta, grazie soprattutto alla dieta e allo stile di vita. La carne, in quantità ridotta, fornisce la vitamina B12 (assente nei cibi di origine vegetale) che serve per mantenere in salute i neuroni.
Tuttavia, gli studi che mettono in relazione la dieta con le malattie oncologiche sono centinaia, tra cui molti italiani: il professor Franco Berrino è stato uno dei primi e successivamente la Fondazione Umberto Veronesi.
Insomma, c’è una regola di prevenzione che vale sempre: evitare gli eccessi. Questo riguarda tutti i tipi di carne, perché per dirla con una massima latina: “in medio stat virtus”, la virtù è nel mezzo, tra due estremi che sono ugualmente da evitare.

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