Suicidi-crisi

Crisi del quarto di vita

Luigi Gazzillo
Categorie: Psicologia
 

Solitamente pensiamo che la crisi peggiore, almeno della nostra gioventù, sia durante l’adolescenza, periodo di forti cambiamenti somatici e psicologici in cui l’individuo inizia a perdere le caratteristiche dell’infanzia, forse perché non conosciamo la crisi del quarto di vita. A differenza di ciò che avveniva qualche anno fa, in cui la crisi si aveva intorno ai cinquant’anni, oggi già a venti o trent’anni si comincia a fare i conti con una miriade di scelte di vita che fanno crollare tutte le nostre sicurezze: ciò porta inevitabilmente ansia da prestazione, senso di soffocamento e, nei casi più gravi, perfino alla depressione. Intorno ai 25 anni quando si crede di aver fatto la scelta giusta per quanto riguarda il percorso di studi da intraprendere o quale lavoro fare, quando si pensa di aver costruito relazioni stabili e legami solidi all’improvviso ci si ritrova a mettere tutto in discussione e a renderci conto che la vita è appena iniziata. Questa crisi fu riconosciuta per la prima volta dalla psicologa americana Abby Wilner e dalla giornalista Alexandra Robbins, nel 2001, nel loro libro: la crisi del quarto di vita, le sfide uniche della vita durante i tuoi vent’anni. Da uno studio condotto dall’Università di Greenwich nel 2011 si è visto che su 1100 giovani l’86% ha dichiarato di sentire la pressione di avere successo nelle relazioni, nel lavoro e economicamente. Secondo la psicologia evolutiva questa crisi si presenta perché i giovani si trovano a fare un bilancio della propria vita fino a quel momento: se la differenza tra le proprie aspettative e la realtà è notevole, la crisi sarà maggiore.

Secondo un recente studio del Dott. Oliver Robinson, la crisi del quarto di vita si divide in cinque fasi:

  • Ci si sente intrappolati nelle proprie scelte di vita come il lavoro o le relazioni significative;
  • Si cerca di uscire dalla situazione opprimente;
  • Si pone fine alla situazione opprimente (si lascia il lavoro, si pone fine ad una relazione sentimentale, ecc) e si entra in un periodo in cui si cerca di riscoprire chi sia e chi si vuole diventare;
  • Si comincia a ricostruire la propria vita;
  • Nell’ultimo stadio si organizza i propri impegni in linea con i propri interessi.

Da due recenti ricerche si è visto che l’intelligenza emotiva è la migliore abilità per affrontare e superare questo periodo di transizione. Essa consente di comprendere le proprie emozioni ed intuire ciò che provano gli altri facilitandoci nel raggiungimento dei nostri obiettivi. Ci aiuterebbe inoltre a motivarci, controllare l’umore e i propri stati d’animo, ad essere resilienti, ossia a non arrenderci nel perseguire un obiettivo nonostante le difficoltà che lo contraddistinguono aiutandoci a coltivare l’autostima. Un’altra cosa importante è quella di eliminare i fattori stressogeni e cercare di limitare le pressioni sociali per comprendere realmente quali siano i nostri obiettivi e progetti futuri.

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