occhi

Non riuscire a guardare qualcuno negli occhi non è segno di timidezza

Luigi Gazzillo
Categorie: Psicologia
 

Quante volte ci è capitato di distogliere lo sguardo durante una conversazione, anche confidenziale, dal nostro interlocutore? Questo a volte ci fa apparire come persone insicure o timide, ma non è così! Uno studio, condotto da Shogo Kajimura dell’Università di Kyoto e pubblicato sulla rivista Cognition, ha cercato di spiegare il perché. La motivazione è che il nostro cervello non è in grado di gestire contemporaneamente le due attività (pensare alle parole giuste da dire e concentrarsi sul volto dell’interlocutore), tra le quali si ha una sorta d’interferenza, probabilmente dovuta  all’utilizzo delle stesse risorse cognitive. I ricercatori hanno condotto un esperimento su 26 volontari che dovevano associare delle parole mentre fissavano delle facce generate al computer. Il test aveva diversi gradi di difficoltà, ma la prestazione calava significativamente quando, oltre ad aumentare la difficoltà, i partecipanti fissavano negli occhi un volto virtuale ricreato al computer. Il team giapponese afferma però che lo sguardo diretto, a livello cerebrale, non interferisce direttamente con la ricerca delle parole, quello che accade potrebbe essere visto come un “surriscaldamento” poiché il cervello non riuscirebbe a gestire troppe informazioni insieme.

Gli studiosi giapponesi affermano: “Ciò che è successo ai partecipanti potrebbe essere spiegato anche chiamando in causa una sorta di adattamento neurale, ovvero un cambiamento della reattività del sistema sensoriale a uno stimolo costante”.

Di “Adattamento Neurale” aveva già parlato uno psicologo italiano, Giovanni Caputo dell’Università di Urbino, che ha scoperto che fissare negli occhi qualcuno per 10 minuti ha un effetto allucinogeno. Con il suo esperimento, che ha coinvolto 20 volontari, ha scoperto un modo per indurre un’alterazione dello stato di coscienza.  I partecipanti allo studio hanno riferito esperienze extracorporee, di allucinazioni visive in cui hanno visto mostri, parenti o addirittura il proprio volto nel volto della persona che fissavano. Ciò avviene in quanto, per un processo di adattamento allo stimolo, i nostri neuroni rallentano fino a “spegnersi” in caso di situazioni statiche: si è visto che la nostra percezione inizia a svanire finché non si battono le palpebre o la scena cambia.

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