HIV non si arresta in Europa. I dati della 16ª Conferenza europea

HIV non si arresta in Europa. I dati della 16ª Conferenza europea

Sofia Gorgoni
Categorie: Prevenzione
 

L’Hiv continua a marciare in Europa. Nel 2015 sono stati diagnosticati quasi 30 mila nuovi casi. Una situazione che non è affatto migliorata negli ultimi dieci anni.
Nella 16a edizione della European Aids Conference gli esperti hanno affrontato le sfide epidemiologiche del futuro.

“Osservando i dati, notiamo come i diversi Paesi applichino i vari strumenti di prevenzione e trattamento in modo molto differente, dalla diagnosi in poi. Il risultato è che la prevenzione e l’incidenza dell’Hiv nella regione europea variano ampiamente: questa disomogeneità rappresenta la vera sfida per la futura risposta globale europea all’Hiv”. A dirlo è Anastasia Pharris, esperta dell’Hiv dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), in apertura della discussione al centro dell’ultima giornata della 16a edizione della European Aids Conference.

“Per ridurre il numero delle nuove infezioni – ha continuato – l’Europa deve concentrare tutti i suoi sforzi in tre aree principali: dare priorità ai programmi di prevenzione, facilitare la diffusione del test dell’Hiv e, naturalmente, agevolare l’accesso al trattamento per chi è stato diagnosticato”.

Secondo i più recenti dati sul continuum of care, che l’Ecdc sta monitorando in Europa e in Asia Centrale, 1,2 milioni di persone vivono con l’Hiv, e solo il 75% di queste ha ricevuto una diagnosi. “Tra questi casi diagnosticati – ha spiegato Teymur Noori, esperto di Hiv dell’Ecdc – circa uno su quattro non sta ricevendo alcun trattamento. Sebbene il trattamento per l’Hiv sia efficace, due persone su cinque con Hiv non hanno raggiunto la soppressione virale. Questo significa che una percentuale significativa di persone in Europa e in Asia Centrale non beneficia dei trattamenti altamente efficaci per l’Hiv, e che la trasmissione continua, soprattutto tra le popolazioni chiave”.

A questi numeri vanno aggiunti coloro che convivono con il virus senza saperlo e sfuggono alle statistiche ufficiali. Durante la prima giornata della confernza gli esperti hanno parlato di almeno 122 mila persone.

Inoltre si stima infatti che, a livello mondiale, 2,3 milioni di pazienti siano coinfetti da Hiv ed Hcv. La maggior parte di loro ha una storia di uso di droghe con siringa. Con l’avvento degli antivirali per il trattamento dell’epatite C, l’eliminazione dell’Hcv è diventata un obiettivo raggiungibile, nonostante questo la percentuale di persone che raggiungono risposte virologiche dopo la terapia Hcv in Europa continua a rimanere bassa, evidenziando gli ostacoli all’accesso alle cure per l’Hcv e una forte necessità di miglioramento in quest’area.

 

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