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L’economia circolare entra anche in sanità. Il pacemaker si riusa

Sofia Gorgoni
 

Con l’economia circolare, anche il pacemaker ha una seconda vita. Funziona come se fosse nuovo e va incontro ai pazienti che hanno meno possibilità economiche.
Succede in Messico, dove alcuni medici messicani hanno impiantato con successo pacemaker già usati, dopo una sterilizzazione standard, su pazienti che ne avevano bisogno ma non potevano permettersi il costo del device. Uno studio sull’argomento è stato presentato in questi giorni al congresso annuale della Mexican Society of Cardiology di Guadalajara a cui hanno preso parte gli esperti della European Society of Cardiology (Esc). “Si tratta di un piccolo studio, ma dimostra che con un processo di accurata sterilizzazione, pacemaker espiantati, con una batteria di sei anni, possono essere riutilizzati in modo sicuro”, ha spiegato Carlos Gutiérrez, cardiologo del General Hospital of Mexico. Inoltre, in Messico, secondo i dati forniti dal governo, la metà della popolazione non ha accesso ad una assicurazione sociale o privata che copra i costi di un impianto, e il 44 per cento della popolazione vive in povertà. “Questo significa – ha aggiunto Gutierres – che un grande numero di messicani non può permettersi di curarsi”. Lo studio prende in esame il caso di 33 pazienti a cui era stato prescritto l’impianto ma non avevano le possibilità economiche. Dal 2011 al 2017, nell’ospedale messicano, sono stati impiantati pacemaker già usati e donati dai parenti di persone decedute, senza che nessun problema fosse registrato a sei mesi dall’intervento.
Jose Zamorano, direttore del programma Esc in Mexico ha sottolineato che l’impianto viene usato su numerosi pazienti ogni anno in tutto il mondo, e che la modalità del riutilizzo consente di accedere a un salvavita importante anche a chi non ha i mezzi finanziari. Dunque un modo per abbattere i costi, dando una possibilità di cura a tutti.

 

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