Contro l’ antibioticoresistenza scendono in campo Istituzioni e Università

Dal naso un super antibiotico

Raffaele Nespoli
 

Una nuova molecola potrebbe dar vita ad un super antibiotico capace di risolvere, almeno in parte, il problema delle farmaco resistenze. La cosa incredibile è che gli scienziati avevano la soluzione a portata di mano, anzi a portata di naso.  Già, perché è proprio nel naso che vive il batterio capace di produrre (lugdunina), antibiotico che gli scienziati vorrebbero usare per debellare gli stafilococchi aurei.

La genesi di una scoperta straordinaria

Come spesso accade con le scoperte più importanti anche questa è frutto del caso, ma anche di una buona quantità di ingegno. L’equipe dell’università di Tubinga (in Germania) diretta da Andreas Peschel era intenzionata a capire meglio i meccanismi di vita dello stafilococco aureo, che vive nel naso di una persona su tre senza causare problemi e solo in due casi su cento si presenta in una forma resistente a molti antibiotici. Una ricerca importante perché (in questa forma) entrato nella circolazione sanguigna può portare alla morte. Questo tipo di stafilococco è infatti resistente agli antibiotici nel 35% dei casi.

L’allerta dell’OMS

Ormai non è più un segreto che la moderna società rischia di ritrovarsi nell’incubo “post antibiotica”, con  infezioni oggi ritenute banali capaci di tornare ad uccidere. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità sarebbe come riportare indietro le lancette della medicina almeno ai primi anni del ‘900, motivo per il quale la rivista Nature ha dato grande risalto alla scoperta.

Una guerra molecolare

Per arrivare alla scoperta i ricercatori tedeschi hanno analizzato altri 90 batteri che vivono nel naso e che nel naso combattono una vera e propria guerra per le risorse vitali. L’intuizione è stata quella di capire che i pazienti che ospitavano il tipo lugdunensis quasi mai ospitava anche il tipo aureo. Questo proprio perché si tratta di batteri antagonisti e l’arma prodotta dal batterio che debella il tipo aureo è proprio la molecola per il super antibiotico, una molecola più grossa di quella che compone i comuni antibiotici e che ha un diverso schema d’azione (non ancora del tutto chiaro). Ciò che conta però è che gli stafilococchi aurei non sono diventati resistenti al nuovo antibiotico pur restandovi esposti per 30 giorni in provetta. Anche gli studi in vivo sul modello animale fanno ben sperare. Facile intuire quali vantaggi questa scoperta potrà portare, la produzione di un nuovo, super antibiotico potrebbe arrivare nel giro di un paio d’anni. E la cosa più interessante è che il corpo umano è una miniera d’oro di batteri che potrebbero portaci  a percorrere strade sinora mai battute.

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