Dipendenza dal gioco

Dipendenza da gioco, le cause sono anche genetiche

Raffaele Nespoli
 

Tra poker, gratta e vinci e sale da gioco, il problema della dipendenza patologica al gioco d’azzardo sta diventando estremamente serio. Alcuni ricercatori del Cnr di Catanzaro, in collaborazione con l’Università della Calabria, si sono posti una semplice domanda: è possibile prevedere se una persona tenderà a sviluppare una soggezione patologica al gioco d’azzardo? Benché la domanda sia semplice, non lo è affatto la risposta. Tuttavia lo studio condotto rivela una verità scioccante. Esistono dei tratti della personalità del «gambler (giocatore, ndr) patologico», scoperti grazie a tecniche avanzate di intelligenza artificiale. Una ricerca straordinaria, insomma, che non ha caso ha meritato la pubblicazione sulla rivista Journal of Neuroscience Methods.

Dipendenze multifattoriali

Oggi è noto che la causa di queste dipendenze è multifattoriale (vale a dire genetica, neurobiologica e comportamentale) e fa si che la persona diventi “vulnerabile”. Questa debolezza è amplificata da fattori psicosociali come povertà o traumi biografici. Oltre a disfunzioni cerebrali e genetiche, i gambler patologici hanno anche un profilo di personalità disfunzionale, sono cioè più vulnerabili alle situazioni sociali che invitano al gioco, e questo aspetto non è mai studiato finora con metodi di intelligenza artificiale. Chi è vittima del gioco d’azzardo patologico perde, oltre a ingenti quantità di denaro, la capacità di controllo delle proprie azioni e la fiducia dei propri cari, con la percezione di essere entrato in un tunnel senza via di scampo. Le neuroscienze sono impegnate da decenni nello studio di questo disturbo che devasta la vita di moltissime famiglie italiane.

Analisi sul campo

Per indagare l’aspetto poco conosciuto il gruppo di ricerca dell’Ibfm-Cnr ha coinvolto alcune strutture di riabilitazione psichiatrica a Milano e a Catanzaro, allo scopo di valutare i giocatori patologici in cura. «Abbiamo utilizzato algoritmi di intelligenza artificiale per capire se esiste nei giocatori d’azzardo patologici uno specifico costrutto di personalità», spiega Danilo Lofaro, ricercatore presso l’Università della Calabria e coautore del lavoro. «Sono stati inseriti nel calcolatore 6.000 dati relativi a 160 soggetti che non hanno mai giocato a slot machine o giochi d’azzardo e a 40 pazienti con gambling, ognuno dei quali era analizzato a seconda delle 30 caratteristiche alla base della personalità umana. Nella seconda fase dell’esperimento la macchina, dopo aver processato i dati, ha identificato la miglior combinazione che permette di separare i sani dai malati. Il risultato che consente di classificare otto gamblers su dieci è quello costituito dai seguenti sotto-tratti: bassa apertura mentale; bassa coscienziosità; bassa fiducia negli altri; ricerca di emozioni positive; elevato tratto depressivo e impulsivo. Una persona con queste caratteristiche rischia la vulnerabilità verso questa patologia psichiatrica».

I marcatori della dipendenza

Alta impulsività e depressione erano caratteristiche del gambler seriale già note agli psicologi. L’avanzamento apportato dai modelli utilizzati è la conoscenza dell’esatta struttura multidimensionale del profilo di base di un giocatore. Un po’ come dire che la malattia è legata all’alterazione di uno o più geni. La personalità è un marcatore oggettivo della funzionalità cerebrale, la cui attendibilità predittiva vale per i disturbi psichiatrici ma anche per malattie neurologiche come Parkinson e Alzheimer. Ad esempio, a parità di performance cognitive, l’estroverso pensa e usa aree cerebrali diverse dall’introverso, così come l’ansioso o impulsivo rispetto alla persona emotivamente stabile. Lo scopo di queste ricerche è creare strumenti sempre più sensibili per riconoscere un disturbo prima che si manifesti in tutta la sua gravità. Questo permetterebbe di salvare molte persone, e relative famiglie, dal baratro.

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