Vitamina D e bambini: perché è fondamentale durante la crescita

Vitamina D e bambini: perché è fondamentale durante la crescita

Sofia Gorgoni
Categorie: News
 

Ossa più forti e meno rischi di obesità, ma non solo: la vitamina D gioca ruoli importanti in molte funzioni dell’organismo. Nei primi due anni di vita, durante i quali avviene una crescita molto rapida, la vitamina D è indispensabile per lo sviluppo scheletrico e del sistema immunitario intestinale: fissa il calcio nelle ossa e protegge dalle allergie i bambini. La vitamina D inoltre previene molte malattie come tumori o disturbi neurovegetativi e combatte le infezioni. È intorno ai 20 anni che si raggiunge il picco di massa ossea: il valore massimo di mineralizzazione dell’osso, ma questa sostanza è fondamentale durante tutto il corso della vita. Inoltre può essere utile anche a livello cutaneo, per curare la psoriasi e la dermatite atopica.


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I numeri 

Secondo gli ultimi dati, il 60-70 per cento dei bambini e degli adolescenti italiani è in uno stato di ipovitaminosi D, cioè non assume abbastanza vitamina. Questa carenza va dalla meno grave insufficienza al deficit severo. Si tratta di un problema globale, a detta degli esperti della Società italiana di pediatria e dalla Società di pediatria preventiva e sociale che nel 2015 hanno stilato delle raccomandazioni per prevenire la carenza di vitamina D. Un’insufficiente esposizione solare, stili di vita errati, allattamento esclusivo prolungato al seno, obesità e colore della pelle sono i principali fattori di rischio, secondo gli esperti, che raccomandano la profilassi di vitamina D ai neonati per tutto il primo anno di vita, indipendentemente dall’allattamento. Né il latte materno né quello in formula, seppur addizionato, riescono infatti a soddisfare il fabbisogno giornaliero di questa vitamina. La profilassi è inoltre raccomandata a tutte le donne in gravidanza o che allattano, mentre tra il primo e il diciottesimo anno di vita soltanto a bambini e adolescenti a rischio. Ad esempio, chi è di etnia non caucasica (e ha una pelle ad elevata pigmentazione), con una ridotta esposizione solare; chi segue regimi alimentari poco vari, come una dieta vegana, bambini con insufficienza renale o epatite cronica, obesi, affetti da malattie infiammatorie croniche o da celiachia.

Rischi legati alla carenza 

La vitamina D è fondamentale per l’apparato scheletrico, sia per la sua formazione che per la prevenzione di fratture e osteoporosi: una grave carenza può portare anche al rachitismo: una patologia pediatrica storica, oggi rara, che deforma le ossa fino a provocare disabilità. Lo scheletro non si sviluppa in modo sufficiente, perché il tessuto osseo non è correttamente mineralizzato. Gli effetti biologici della vitamina D possono essere divisi in due categorie: le attività “classiche”, sul metabolismo di calcio e fosforo, e le attività considerate “non classiche”, che riguardano la funzione immunitaria, l’infiammazione, l’attività antiossidante e una serie di processi responsabili dell’effetto inibitorio che la vitamina D sembra esercitare su alcuni tipi di tumori. Una giusta concentrazione di vitamina D nell’infanzia protegge da diverse malattie anche a distanza di tempo: dalle respiratorie, alle autoimmuni come diabete mellito di tipo 1 e morbo di Chron, dalla dermatite atopica alla sclerosi multipla. I sintomi comuni di una carenza sono: dolori alle ossa e debolezza muscolare: sintomi che possono essere confusi con quelli di una banale influenza, oltre che di una serie di problemi di salute. La carenza di vitamina D, quindi, può portare delle ripercussioni in età adulta, come disturbi cognitivi in età anziana e osteoporosi. Tra le conseguenze più frequenti ci sono:

  • Osteoporosi: una carenza di vitamina D espone maggiormente al rischio di soffrire di osteoporosi da grandi.
  • Problemi cardiaci: a lungo andare anche il cuore potrebbe risentire di scarsi livelli di vitamina D nel corpo.
  • Asma: i bambini che trascorrono molto tempo in ambienti chiusi sono più a rischio di sviluppare una carenza di vitamina D e un sintomo che si può ricondurre ad una concentrazione non ottimale di questa vitamina nel sangue è la comparsa di asma. Oggi è la più comune malattia cronica dell’infanzia. Negli ultimi decenni la sua prevalenza è aumentata in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi sviluppati.
  • Disturbi cognitivi: soprattutto gli anziani che spesso sono carenti di questa vitamina possono veder comparire problemi alla sfera cognitiva.
  • Disturbi psicologici ed emotivi: una carenza di vitamina D può portare alla comparsa di umore altalenante e tristezza immotivata
  • Sudorazione delle mani: è uno dei campanelli d’allarme più frequenti di questo deficit, specialmente se si manifesta in circostanze apparentemente immotivate.
  • Disordini neuropsichiatrici: il recettore della vitamina D è presente anche in varie zone del cervello, non solo nell’adulto, ma anche a livello del feto e nel bambino. La vitamina D è probabilmente coinvolta nello sviluppo e nella funzione del sistema nervoso e, in particolare, del cervello: numerosi studi infatti hanno messo in relazione il deficit di questa vitamina con un aumentato rischio di malattie neuropsichiatriche come l’autismo, la schizofrenia, i disordini ossessivo-compulsivi, la depressione e l’epilessia.

 

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Stile di vita

Più del 90% della vitamina D presente nell’organismo è prodotta dalla pelle, grazie a un precursore che si trova nell’epidermide, il deidrocolesterolo. In pratica, solo il 10 per cento della vitamina D si assume con gli alimenti, tutto il resto lo sintetizza l’organismo grazie ai raggi solari, ecco perché il primo fattore di rischio per l’ipovitaminosi D è la scarsa esposizione. Gli esperti incoraggiano gioco e attività fisica all’aria aperta soprattutto durante la bella stagione (da novembre a febbraio infatti l’inclinazione dei raggi ultravioletti non è sufficiente a favorire la produzione di vitamina D). Oggi i bambini e gli adolescenti trascorrono molto più tempo in ambienti chiusi rispetto al passato: sono spesso impegnati in attività sedentarie, come guardare la televisione, giocare ai videogiochi ecc… Inoltre un terzo della popolazione italiana in età evolutiva è obesa o in sovrappeso e questo incide sulla carenza di vitamina. Molti ragazzi in sovrappeso infatti presentano basse concentrazioni di vitamina D. Una dieta sbilanciata, con scarsa attività fisica, soprattutto all’aperto, ma anche un aumento della massa grassa sembrano essere associate a concentrazioni ematiche ridotte di vitamina D. La spiegazione risiede in parte nel “sequestro” della vitamina all’interno delle cellule del tessuto adiposo: essendo liposolubile, la vitamina D viene trattenuta dal grasso. La stagione e la latitudine fanno il resto: d’inverno di vitamina D se ne sintetizza pochissima e più ci si allontana dall’equatore meno la radiazione UV è efficace. L’allattamento al seno prolungato senza integratori di vitamina D è un altro fattore di rischio ed è tipico di alcune culture come quelle araba o africana. Il latte materno, pur essendo l’alimento ideale per il neonato, non contiene abbastanza vitamina D.

Quali sono le quantità raccomandate di vitamina D

La vitamina D si trova in modeste quantità nei pesci grassi (salmone, aringhe), nelle uova, nel latte (ma non in quello materno) e nei derivati e nelle verdure a foglia verde. In una fase particolare come l’infanzia, secondo gli esperti, potrebbe essere opportuno integrare la dieta. In generale, dieci milligrammi al giorno è la dose consigliata nella maggior parte dei Paesi del mondo, tra cui l’Italia. Con una raccomandazione: di somministrare più vitamina D durante l’inverno, in modo particolare ai bambini che vivono in zone poco assolate e nei nati prematuri. Inoltre studi scientifici hanno dimostrato che dosi quotidiane superiori a dieci milligrammi non portano un’aumentata crescita ossea, come mostrato anche da una recente ricerca pubblicata sul Journal American of Medical Association. Gli effetti collaterali di un’eccessiva somministrazione non sono stati valutati nello studio, è sempre meglio ricorrere al controllo di uno specialista per stabilire la dose giusta da dare a ogni bambino.

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