A Maurizio D’Incalci il Premio Guido Venosta 2018

A Maurizio D’Incalci il Premio Guido Venosta 2018

Sofia Gorgoni
 

Nei Giorni della Ricerca, un premio è stato assegnato a Maurizio D’Incalci, “il farmacologo dell’oncologia italiana”, che con le sue ricerche ha contribuito a portare al letto del paziente nuovi farmaci contro il cancro. “Un riconoscimento ufficiale del ruolo svolto dalla farmacologia nella lotta contro i tumori e naturalmente anche una grande soddisfazione personale per me e per i ricercatori che lavorano con me” ha detto Maurizio D’Incalci, ricercatore presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, vincitore del Premio Guido Venosta che ogni due anni viene assegnato a un ricercatore distintosi per aver portato un’innovazione efficace nella cura contro il cancro.

Questa la motivazione: “Gli studi del dottor D’Incalci, ricercatore che ha spesso lavorato controcorrente, hanno significativamente contribuito allo sviluppo di nuovi farmaci antitumorali che hanno dimostrato un importante impatto clinico”.

“La scelta di andare controcorrente ha in effetti caratterizzato diverse tappe della carriera del ricercatore – si legge in una nota – che sin dai primi anni degli studi di medicina ha pensato che lo scopo ultimo del suo lavoro dovesse essere il bene del paziente, qualcosa di concreto capace di uscire dal laboratorio di ricerca”.

I traguardi raggiunti

Nel corso degli anni, le ricerche di D’Incalci si sono rivelate fondamentali nello sviluppo di farmaci che agiscono sul DNA(temozolomide, etoposide e altretamina), con una particolare attenzione a composti naturali isolati prevalentemente da organismi vegetali (taxani) e di origine marina (trabectedina). “Le potenzialità di questi composti sono enormi e in gran parte ancora da esplorare, a dimostrazione del fatto che la farmacologia può essere davvero ricca di novità da scoprire” afferma il ricercatore, ricordando gli anni in cui collaborava con gli Stati Uniti proprio sulla trabectedina, un composto oggi impiegato con successo per il trattamento di sarcomi e tumori dell’ovaio. “Il National Cancer Institute pensò di interrompere le ricerche dopo la constatazione di effetti collaterali del trattamento a livello del fegato” ha spiegato il ricercatore, che invece decise di proseguire nei suoi studi convinto che grazie a studi approfonditi sulle proprietà farmacologiche del composto questo ostacolo potesse essere superato e che i benefici sarebbero arrivati al paziente. “È un vero onore ricevere questo riconoscimento e spero che il premio rinnovi l’interesse verso la farmacologia, una disciplina che a mio parere può dare un contributo di grande rilievo all’oncologia moderna, all’interno di un approccio multidisciplinare” ha concluso.

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