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Sale e grassi non spaventano gli anziani

Raffaele Nespoli
Categorie: Alimentazione
 

Ma chi lo dice che gli anziani devono rinunciare ad un’alimentazione gustosa? In barba a quello che credono in molti, la verità è che grassi e sale fanno meno paura quando si è superata una certa età. A dirlo sono gli ultimi studi presentati dai geriatri in occasione del 63° congresso nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), che si è appena aperto a Roma. I geriatri sono dunque sempre più permissivi, facendo passare la quantità di lipidi dalla dieta consentita per gli anziani da 20-30 grammi a 40-50 grammi al giorno. E aumenta anche quella di sale, che arriva fino a 5-6 grammi al giorno dai precedenti 3-4 grammi. Come accennato, infatti, gli ultimi studi mostrano che non è necessario demonizzare sale e grassi negli anziani, perché il rischio cardiovascolare e metabolico complessivo non si modifica in maniera sostanziale e anzi una carenza di questi nutrienti e minerali potrebbe rivelarsi controproducente.

I dati

«Le ricerche più recenti indicano che una eccessiva restrizione di sodio può avere effetti negativi sulla resistenza all’insulina, i lipidi nel sangue e l’assetto neuro-ormonale, tutti elementi che possono favorire le malattie cardiovascolari e l’insufficienza cardiaca e che potrebbero perciò controbilanciare le possibili conseguenze positive della riduzione di sale sulla pressione arteriosa – spiega Raffaele Antonelli Incalzi, presidente SIGG – Gli studi segnalano che in uomini e donne over 70 in buona salute complessiva il rischio cardiovascolare più basso possibile è attorno ai 3 grammi di sodio al giorno: esiste perciò una sorta di curva a “U”, per cui la probabilità di disturbi cardiovascolari sale sia per quantità inferiori, sia per dosi molto elevate di sodio. Peraltro, lo studio italiano InChianti su poco meno di mille over 65 seguiti per 9 anni ha confermato che livelli troppo bassi di consumo di sodio si associano a un incremento della mortalità, mentre un eccesso non pare altrettanto deleterio; inoltre, una dieta troppo povera di sodio potrebbe compromettere il raggiungimento di un introito calorico adeguato e anche l’efficacia di alcune terapie farmacologiche. Per tutti questi motivi, in anziani senza particolari condizioni che richiedano uno stretto controllo dell’introito di sodio, oggi si ritiene che non sia più necessario essere troppo rigidi nelle quantità di sale raccomandate agli over 65: 5-6 grammi al giorno, pari a un cucchiaino da tè e circa 2,3 grammi di sodio, sono una dose ragionevole che per la maggioranza dei soggetti non implica un peggioramento significativo delle condizioni cardiovascolari né un incremento della mortalità a dieci anni. Una restrizione del sale non sembra perciò indispensabile».

I grassi

I geriatri sono ora più “permissivi” anche con i grassi, ritenuti in passato un pericolo numero uno per il cuore e le arterie: negli over 65 non c’è necessità di tirare troppo la cinghia, anzi se si scelgono i “grassi giusti” la salute ci guadagna. «La dose giornaliera raccomandata di grassi è pari a 40-50 grammi e se la fonte è vegetale, per esempio facendo un buon uso di olio extravergine d’oliva e frutta a guscio, si può fare il pieno di acidi grassi mono e polinsaturi ottimi per ridurre il rischio cardiovascolare e metabolico – consiglia Antonelli Incalzi – Anche il pesce, troppo spesso trascurato dalla dieta degli anziani, è una fonte ideale di grassi polinsaturi benefici per il cuore e non solo: un buon apporto di lipidi serve per mantenere una performance cognitiva adeguata ed è perciò utile per rallentare il declino cerebrale. Numerose ricerche hanno dimostrato che avere un buon apporto di acidi grassi polinsaturi è essenziale nella terza età: la mortalità si abbassa fino al 42% se l’introito dalla dieta è adeguato, mentre il rischio cardiovascolare e la mortalità salgono fino all’81% in più se si consumano soprattutto grassi saturi e grassi trans. L’obiettivo quindi, negli over 65, non deve essere la riduzione dei grassi in assoluto quanto piuttosto la sostituzione dei grassi saturi provenienti dagli alimenti di origine animale con grassi mono e polinsaturi di origine vegetale o dal pesce».

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