Bird Box Challenge, rischiare la vita per una sfida sul web

Bird Box Challenge, rischiare la vita in una sfida a chi stupisce di più il web

Sofia Gorgoni
Categorie: Psicologia
 

Avere like e visualizzazioni è diventata quasi un’ossessione. Fino ad essere pericoloso, specie  quando si parla di adolescenti, facili prede delle mode. I giovani sul web sono pronti a sfidarsi a colpi di video da postare online, l’obiettivo è farli diventare in poco tempo virali e super cliccati. Tra le ultime tendenze sul web c’è una challenge, che ancora non ha preso piede in Italia: si chiama Bird Box Challenge (dal nome di un film).

Da dove arriva la Bird Box Challenge?

Dopo l’uscita del film “Bird Box”, dal genere horror post-apocalittico prodotto dalla piattaforma Netflix, in tanti hanno iniziato a replicare le azioni dei personaggi che all’interno della trama, cercano di salvarsi da entità fantastiche capaci di indurli ad uccidersi, con un semplice contatto visivo. Nel film, quindi, i protagonisti girano con gli occhi coperti, per non rischiare di essere spinti al suicidio. Proprio perché gli attori si muovono bendati è nata la Bird Box Challenge: una sorta di “gioco” imitativo che ha portato tante persone, tra cui bambini e ragazzi, a postare sui social video bendati, mentre camminano in casa, per strada o addirittura mentre guidano una macchina. Un gioco rischiosissimo, tanto che anche Netflix, tramite Twitter, ha chiesto di fermare questa challenge. Nei video postati su internet, però, appaiono anche molti adulti: “come se ci si dimenticasse della potenza educativa dell’esempio e del ruolo degli adulti che sono sempre più adultescenti” commenta la psicoterapeuta Maura Manca,  Presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza. 

“I ragazzi sono attratti da questo tipo di film o di serie tv horror, che richiamano a temi spaventosi e macabri perché sono adrenalinici e vengono vissuti come una sfida con se stessi. Il problema è che poi sul web i filmati e le sfide, ispirati a film che hanno già molto successo, attecchiscono con facilità e divengono virali in poco tempo”. 

“Oggi – continua l’esperta – i ragazzi rischiano di esagerare e di andare oltre quello che è l’input iniziale e, pur di apparire, cercano la soluzione più estrema e più originale per ricevere approvazione e dimostrare il proprio coraggio, mettendo a repentaglio la propria salute e anche la propria vita”.

Il ruolo degli adulti

Secondo la psicologa è necessario filtrare tutti i contenuti perché i ragazzi, non avendo ancora una capacità critica sviluppata, sono facilmente influenzabili e condizionabili.

Tuttavia, la rete è solo il mezzo di diffusione: i social, le serie tv, i programmi non sono la causa, ma il problema è legato al fatto che, troppo spesso, vengono sottovalutati gli effetti sulla psiche e sui comportamenti dei ragazzi.

“Per prevenire questi comportamenti rischiosi – spiega l’esperta – gli adulti di riferimento, per prima cosa devono essere consapevoli dell’esistenza di questi fenomeni, conoscerne il funzionamento, monitorare i contenuti che i ragazzi guardano quotidianamente in modo tale da educarli e aiutarli a interiorizzare gradualmente il concetto di rischio, per evitare che siano eccessivamente influenzabili“. 

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