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Scoperta firma molecolare che predice il tumore del polmone

Sofia Gorgoni
 

Una speciale firma molecolare sembra in grado di predire il futuro sviluppo di un tumore del polmone in persone ad alto rischio. A questo proposito lavora costantemente il gruppo di Gabriella Sozzi, direttrice della Struttura complessa di genomica tumorale all’Istituto nazionale tumori di Milano.  

La firma è composta da 24 piccole molecole di RNA (microrna) che funzionano come interruttori in grado di attivare o inattivare gruppi di geni. Sono molecole importantissime nel dialogo che il tumore fin dall’inizio avvia con il microambiente che lo circonda, piegandolo a proprio vantaggio. Dopo aver individuato la firma, aver scoperto che è visibile nel sangue di persone a rischio (per esempio forti fumatori) fino a due anni prima della comparsa di noduli polmonari rilevabili con la TAC, e aver avviato uno studio clinico per valutarne l’efficacia come strumento di diagnosi precoce, il gruppo coordinato da Sozzi ha cercato di scoprire qualcosa in più sull’origine delle molecole che compongono la firma.

I risultati degli ultimi esperimenti sono stati pubblicati sull’International Journal of Cancer. “Lavorando sia su linee cellulari sia sul plasma di pazienti con tumore del polmone o di persone ad alto rischio di svilupparlo abbiamo scoperto che queste 24 molecole derivano principalmente da cellule del sistema immunitario e sono indice di un microambiente polmonare alterato, pronto a favorire la crescita di un tumore”. Parola di Orazio Fortunato, collaboratore di Sozzi e primo autore di questo studio. Ma i microrna della firma non sono solo spettatori passivi di un ambiente che cambia a favore del tumore: almeno uno, il mir320, ha anche un ruolo attivo in questo senso, inibendo le cellule del sistema immunitario che potrebbero ostacolare la crescita di quelle tumorali.

“Conoscere sempre più in dettaglio i meccanismi di rilascio di queste molecole e la loro funzione nell’insorgenza di un tumore potrebbe permettere, in futuro, lo sviluppo di nuove terapie dirette proprio contro queste molecole attive” auspica Fortunato. La ricerca è stata possibile grazie al sostegno di AIRC e ai fondi destinati con il 5 per mille.

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