Una pelle intelligente per ritrovare il tatto

Una pelle intelligente per ritrovare il tatto

Raffaele Nespoli
 

Sulla carta dovrebbe essere una sorta di pelle artificiale intelligente, capace di trasmettere al cervello indicazioni di calore, tatto e altre “sensazioni” che possano simulare la pelle vera. La promessa che questo “strumento” ipertecnologico sarà  realtà suona come un sogno per le persone che sono state vittima di incendio e che ora possono sperare che un nuovo tipo di sensore studiato per mettere a punto in laboratorio una pelle hi-tech possa restituire loro parte di ciò che hanno perso.

Mimesi

A lavoro su questo progetto ci sono i ricercatori dell’Università del Connecticut, intenti a creare un sensore “intelligente”, capace di rilevare pressione, temperatura e vibrazioni. La capacità della nostra pelle di percepire pressione, calore, freddo e vibrazioni è un meccanismo di allarme fondamentale, spesso dato per scontato. Ma le vittime di ustioni, i pazienti con arti protesici o che hanno perso la sensibilità dell’epidermide non possono contarci, e spesso si feriscono involontariamente. I chimici Islam Mosa e James Rusling, insieme all’ingegnere dell’Università di Toronto Abdelsalam Ahmed, hanno voluto creare un sensore in grado di imitare le proprietà sensoriali della pelle. «Sarebbe molto bello se avesse le capacità della pelle umana, ad esempio, quella di rilevare campi magnetici, onde sonore», ha detto Mosa.

Come funziona

Mosa e i suoi colleghi hanno creato il sensore con un tubo di silicone avvolto in un filo di rame e riempito con un fluido speciale fatto di minuscole particelle di ossido di ferro lunghe appena un miliardesimo di metro, chiamate nanoparticelle. Le nanoparticelle si sfregano all’interno del tubo di silicone e creano una corrente elettrica. Il filo di rame che circonda il tubo di silicone preleva la corrente come segnale. Quando questo tubo viene urtato da qualcosa che sta subendo una pressione, le nanoparticelle si muovono e il segnale elettrico cambia. I ricercatori sperano che il sensore possa restituire sensibilità alle vittime di ustioni. Il team deve ancora testare il sensore rispetto a caldo e freddo, e il prossimo passo sarà quello di ‘appiattirlo’ in modo che sia più simile alla pelle.

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