Hiv, una ricercatrice a lavoro

Hiv, ora il virus si può sconfiggere

Raffaele Nespoli
 

L’ Hiv ha perso. Per due decenni si è atteso di poterlo dire e finalmente i ricercatori hanno individuato una cura definitiva. Come sempre in questi casi i primi successi sono quelli ottenuti su cavie. La ricerca, pubblicata su Nature Communications, è stato dimostrato che con una terapia antiretrovirale a lunga azione e lento rilascio, seguita dalla tecnica del “taglia e cuci” del Dna (per rimuovere il genoma virale nelle cellule infette), è possibile eradicare completamente il virus dell’Aids dal corpo di animali infetti, guarendoli in via definitiva dall’infezione.

DA FREDDIE A NUREYEV

Impressionanti sono i dati delle vittime colpite in Italia e nel mondo, cifre che sembrano più adatte ad un bollettino di guerra: in Italia si stimano ben oltre 44mila decessi, con più di 70mila casi. Dall’inizio dell’epidemia nel 1982 la malattia ha causato nel mondo il numero impressionante di 35 milioni di morti. Se si prende in considerazione solo il 2016, 120mila bambini sotto i 14 anni sono morti per cause legate all’Aids e ogni ora 18 bambini sono colpiti da Hiv, secondo le proiezioni dello Statistical Update on Children and AIDS 2017 sell’Unicef. Tra quanti non ci sono più, chiaramente, anche artisti di fama mondiale quali Freddie Mercury e Rudolf Nureyev. Commuoventi le parole lasciate al mondo da quest’ultimo in una lettera scritta prima di morire. In un passaggio Nureyev scrive: «Ora so che dovrò morire, perché questa malattia non perdona, ed il mio corpo è intrappolato su una carrozzina, il sangue non circola, perdo di peso. Ma l’unica cosa che mi accompagna è la mia danza la mia libertà di essere. Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare».

LO STUDIO

Parole che oggi si possono leggere sotto una luce diversa.  Lo studio è stato condotto da Kamel Khalili della Temple University a Philapelphia e dalla University of Nebraska Medical Center e vede tra gli autori anche gli italiani Pietro Mancuso, Pasquale Ferrante e Martina Donadoni, sempre presso la Temple University. Il virus dell’Aids viene trattato oggi con gli antiretrovirali, farmaci che impediscono la moltiplicazione del virus Hiv nel corpo della persona sieropositiva, in modo che l’infezione sia tenuta sotto controllo e non nuoccia al sistema immunitario. In questo modo si previene l’insorgenza dell’Aids, ma il paziente deve prendere la terapia per tutta la vita perché il virus non scompare dal suo corpo. Resta annidato nelle cosiddette riserve virali, con il suo codice genetico integrato nelle cellule infette e pronto a replicarsi se si interrompono i farmaci. Diverso sarebbe giungere a una cura definitiva che rimuova cioè definitivamente il virus da organi e tessuti. Solo l’uso combinato dei due approcci (farmaci a lunga azione ed editing genetico) permette l’eradicazione completa del virus. Grazie a questi risultati «adesso – hanno spiegato i ricercatori – abbiamo tracciato una via verso sperimentazioni prima su primati non umani e poi auspicabilmente su pazienti entro l’anno in corso»

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