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Dermatiti, asma e ansia ai tempi del coronavirus

Categorie: News - Prevenzione
 

L’emergenza sanitaria ha messo a dura prova la vita di tutti. Il rischio e il disagio aumentano di fronte a patologie che creavano una situazione di fragilità già prima della diffusione del Covid-19. Una di queste condizioni è la dermatite atopica.

«La maggior parte dei pazienti affetti da dermatite atopica ha delle lesioni sulle mani (ragadi)», spiega Mario Picozza, presidente di ANDeA, associazione nazionale dermatite atopica. In questo periodo di emergenza sanitaria, i pazienti sono costretti a lavarsi molto spesso le mani, come raccomandano le linee guida per la riduzione del contagio». Questo causa una grande sofferenza, perché il lavaggio frequente delle mani comporta una riduzione dello strato lipidico in grado di proteggere la nostra pelle. Pertanto, le mani si seccano maggiormente, aggravando i tagli e le lesioni su dita e mani. «Negli adulti la dermatite atopica compare con maggiore frequenza su cuoio capelluto, mani, piedi, collo, torace, piega del gomito, spalle e ginocchia. E, purtroppo, si vede sempre di più negli adulti, ma anche negli anziani, che sono le persone fragili per eccellenza, soprattutto in questo momento. Prima colpiva maggiormente i bambini. Questo è un ulteriore problema che si aggiunge alle complicanze che possono subentrare in caso di coronavirus», aggiunge Picozza. La dermatite atopica, infatti, è una patologia cronica, dermatologica, ma anche sistemica, con numerose altre implicazioni, come ad esempio congiuntiviti o comorbilità varie di tipo respiratorio.

Inoltre, ha bisogno di un approccio multidisciplinare che in questo momento è difficile da garantire, in quanto molti ambulatori si sono dovuti fermare e anche le visite hanno subito rallentamenti e non sempre possono essere garantite in tempi brevi. Una situazione che, se si dovesse protrarre ulteriormente, potrebbe creare grossi problemi nel garantire la continuità di diagnosi e la continuità di cura a tanti pazienti sul territorio nazionale. Non bastasse, questa grave situazione di emergenza genera enormi disagi anche per tutti quei pazienti che soffrono di problemi respiratori.

«Anche dover indossare la mascherina per dodici ore al giorno per poter lavorare, comporta un disagio pesante», spiega Filomena Bugliaro, coordinatrice dei progetti di Federasma e Allergie onlus, che così fa emergere aspetti ed effetti collaterali di cui si è parlato poco, almeno fino a oggi.

«Alcuni pazienti, riconosciuti come persone fragili, con una grave forma di patologia respiratoria, hanno potuto assentarsi dal lavoro, ma a molti altri non è stato concesso. La priorità infatti è data alle persone immunodepresse che rischiano maggiormente in caso di contagio da Covid-19. In realtà, però, anche chi è affetto da asma è da considerare un soggetto fragile, specie in questo momento», spiega Bugliaro, che aggiunge: «Abbiamo ricevuto chiamate da parte di molti pazienti che in questo periodo lavorano normalmente e hanno avuto gravi ripercussioni per l’uso della mascherina, anche a livello respiratorio. Un problema che riscontriamo anche nelle persone con dermatite atopica o orticaria. Abbiamo ricevuto foto e testimonianze delle situazioni di disagio. Il problema, inoltre, sarà ancora più diffuso al rientro al lavoro per tutti».

Un altro tema è quello della sovrapposizione dei sintomi. Anche i soggetti allergici, che in questo momento sono più protetti perché meno esposti alla pollinazione, in realtà hanno sintomi che alimentano maggiormente stati di ansia. «Noi abbiamo un numero verde a disposizione di tutti (800123213, la linea dedicata con tutte le informazioni del caso è indicata anche sul sito internet di Federasma) e riceviamo tantissime chiamate di persone preoccupate. Per quanto riguarda la gestione dell’ansia, stiamo portando avanti un progetto». In particolare, «per dare un supporto psicologico più veloce – chiarisce Bugliaro – abbiamo chiesto aiuto ai medici e agli psicologi della Società italiana di pneumologia (Sip)». Attraverso un protocollo è offerto sostegno a tutti, in collaborazione anche con le comunità scientifiche internazionali.

Infine, c’è la questione della gestione delle terapie, da non sottovalutare nemmeno durante l’emergenza coronoavirus. «Nelle forme di asma che richiedono una terapia biologica, dove non è possibile l’auto-somministrazione, recarsi in ospedale è diventato un problema, perché espone i pazienti, già fragili, a ulteriori rischi», fa notare l’esperta di Federasma e Allergie onlus che conclude: «In questo caso, è stato bello trovare la collaborazione di tutti gli stakeholders, dalle associazioni alle aziende farmaceutiche, tutti hanno aiutato a costruire una rete».

 

Fonte: Il Mattino – Speciale Salute & Prevenzione

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