Il dramma della separazione

Quando i figli vivono il dramma della separazione

Raffaele Nespoli
Categorie: News - Psicologia
 

Quando una famiglia si spacca il più delle volte non ci sono carnefici, solo vittime. I coniugi lo sono del proprio dolore, e spesso – più o meno consapevolmente – finiscono per “usare” i figli come arma di vendetta. Inizia una battaglia a colpi di Consulenze tecniche d’ufficio (Ctu) e Consulenze tecniche di parte (Ctp), una battaglia che si gioca sul piano degli affetti e che alla fine non vede vincitori, solo vinti.

Tra Ctu e Ctp

Ne abbiamo parlato con il neuropsichiatra infantile Mauro Mariotti, Socio ordinario didatta della Società Italiana di Psicologia e Psicoterapia Relazionale. «La prima cosa da chiarire – dice – è il termine Ctu. Si tratta dell’aiuto che il giudice richiede ad esperti per poter decidere su affidamento dei figli, collocamento, mantenimento, tempi e modi di visita». Mauro Mariotti spiega anche che come funziona questo “cerimoniale”, che si svolge avendo come cerimoniere il Ctu e come interpreti delle parti i Ctp. A volte la danza è armonica – dice – e permette ai genitori di comprendere che la loro alleanza permetterà ai figli di sopravvivere alla adolescenza e alla famiglia divisa. A volte i Ctp sono più aggressivi dei loro clienti. A volte il Ctu unisce al compito di aiutante del giudice la capacità terapeutica instillando negli ex coniugi dei dubbi sulle proprie ragioni e sulla cattiveria dell’altro. A volte il Ctu è miope di fronte a ciò che accade e conferma le proprie teorie di partenza. Le conclusioni dovrebbero permettere al Giudice di dare indicazioni più competenti tecnicamente. Le conseguenze di queste Ctu sono anche economiche: la casa in cui abitano i minori, anche se di proprietà della famiglia del padre, viene data alla madre nel caso in cui il collocamento dei minori le sia attribuito. Nel collocamento prevalente, il genitore che ha minor tempo con i figli è obbligato a versare un assegno di mantenimento.

La strada dell’indulgenza

«Chiunque voi siate – dice – genitori, figli, tecnici di vario genere, all’interno di queste Ctu dovrete navigare a vista. Ciò che più conta è una bussola, punti di riferimento, affrontare il mare aperto piuttosto che dirigersi verso un porto che ha scogli davanti e mari pericolosi. Eviterete il naufragio, dovrete aver la pazienza di attendere che la bufera si plachi e solo allora dirigere verso il porto. Gli scogli più pericolosi sono quelli della intransigenza. Si sono creati schieramenti di genere e teorie come la PAS (Parental Alienation Syndrome) che spiegano la separazione scientificamente, ma il tema oggi è antropologico e sociologico. Viviamo in famiglie verticali o orizzontali. Nelle prime prevalgono le tre generazioni. C’è un mito familiare. Nonni genitori e figli formano un tutto unico che impedisce la formazione di un nuovo nucleo familiare. La coppia di marito e moglie si infrange sugli scogli della famiglia di origine. La figlia di un padre e di un nonno potente, può non riuscire a fare famiglia con un marito che le chiede di abbandonare porto e barca di famiglia, per salire su un piccolo vascello e rifugiarsi in un porto sconosciuto».

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