Un uovo al giorno non fa male: i risultati di una nuova ricerca

Lo studio: un uovo al giorno non fa male al cuore e alla salute

Categorie: Alimentazione
 

Secondo i risultati di una nuova ricerca consumare un uovo al giorno non porterebbe ad un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e non sarebbe rischioso per la salute.
Forse l’eterno dibattito sugli effetti del consumo regolare di uova sulla salute e sul cuore è arrivato al capitolo finale, grazie a uno studio canadese condotto dai ricercatori del Population Health research institute (Phri) della McMaster University e dell’Hamilton Health Sciences.

Un uovo al giorno non fa male: i risultati della ricerca

I ricercatori hanno esaminato i dati raccolti nell’ambito di tre grandi studi precedenti (condotti in 50 paesi di 6 continenti), relativi a circa 177 mila soggetti.
Le tre ricerche avevano coinvolto 146.000 soggetti sani e 31.500 persone con una patologia cardiovascolare.  Nei tre studi erano stati raccolti dati sulle abitudini alimentari: grazie a questo è stato possibile dimostrare che chi mangia un uovo al giorno non ha conseguenze negative sui livelli del colesterolo, sull’incidenza di infarti e sulla morte prematura.

Il nuovo studio è stato pubblicato sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition, ed evidenzia quindi che “un uovo al giorno non fa male” e non ci sono danni alla salute associati al consumo regolare di uova.

Dato che la maggior parte dei partecipanti agli studi ha consumato al massimo un uovo al giorno – spiega spiega Mahshid Dehghan, autrice della ricerca – sarebbe più sicuro non superare questo limite. L’assunzione moderata di uova, che è pari a un uovo al giorno per la  maggior parte delle persone, non aumenta il rischio di malattie cardiovascolari o mortalità anche in coloro che hanno una storia familiare di malattie cardiovascolari o di diabete”.
Inoltre, spiegano i ricercatori, non è stata rilevata alcuna associazione significativa tra consumo di uova e maggiori livelli di colesterolo nel sangue. “Questi risultati sono robusti e ampiamente applicabili sia agli individui sani che a quelli con malattie vascolari”, aggiunge l’autrice.

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