Inquinamento atmosferico, come può danneggiare il cervello dei giovani

Inquinamento atmosferico: lo studio su come danneggia il cervello dei giovani

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Sebbene un tempo controversa, la teoria secondo cui l’inquinamento atmosferico danneggia il cervello sta prendendo sempre più piede nella comunità di ricerca.

Secondo un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Environmental Research, le nanoparticelle ricche di metalli presenti nell’atmosfera a causa dell’inquinamento hanno effetti negativi nel cervello dei giovani (e non solo).

A livello mondiale, la maggior parte dei Paesi sta assistendo ad un aumento dell’inquinamento atmosferico, che vede la presenza nell’aria sia di gas nocivi (ossidi di azoto e ozono) sia di particolato sottile (polveri, fuliggine e nanosfere di metalli), che penetrano in profondità nel corpo umano. Un rapporto del 2018 dell’Health Effects Institute avvertiva che quasi il 95% delle popolazione mondiale respirava aria inquinata.

A queste tendenze si accompagna un aumento dell’incidenza dei problemi respiratori e cardiovascolari, causati dall’inquinamento atmosferico. L’OMS ha dichiarato che l’aria inquinata è la causa di oltre 7 milioni di morti all’anno, definendo la situazione una “emergenza silenziosa per la salute pubblica“. Solo negli ultimi anni, tuttavia, i ricercatori hanno iniziato a sollevare l’allarme sui collegamenti tra l’esposizione umana all’inquinamento atmosferico e la funzione cerebrale.

Ecco che l’effetto dell’inquinamento sul cervello dei giovani (e non solo) potrebbe rivelarsi di enorme portata: le polveri sottili nell’atmosfera, oltre a creare i più noti effetti negativi sull’apparato respiratorio e cardiocircolatorio, possono anche accelerare il deterioramento cognitivo, esponendo a patologie neurologiche come il Parkinson o l’Alzheimer.

Inquinamento atmosferico e processo cognitivo

Gli esperti hanno esaminato il cervello di circa 200 persone che vivono a Città del Messico, notoriamente una delle città più inquinate del mondo, che sono morti in età comprese tra gli 11 mesi e i 40 anni. Le persone esaminate non sono dunque solo adulti, ma anche adolescenti e persino bambini. Dalle analisi è emerso che in tutti i cervelli esaminati c’era la presenza di cellule nervose anomale e di placche collegate a malattie neurologiche, ma anche di minuscole nanoparticelle ricche di metalli.
Queste nanoparticelle, secondo i ricercatori, sono molto simili alle particelle di particolato fine che respiriamo nei luoghi più inquinati.

Non è ancora chiaro se gli elementi emersi dallo studio possano causare malattie neurologiche, dunque lo studio ha bisogno di conferme, anche se non promette risultati confortanti.

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