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Napoli, prove di normalità, chiude il primo covid hospital

Redazione online
Categorie: News
 

Il San Giovanni Bosco, uno dei nodi centrali nella lotta al Covid in Campania nei mesi più caldi della pandemia, torna alla sua gestione ordinaria. Dimesso l’ultimo paziente il presidio ospedaliero appartenente alla ASL Napoli 1 Centro sarà presto sanificato e rimesso al servizio dei cittadini come Dea di I livello della rete dell’emergenza -urgenza. «Il San Giovanni Bosco, grazie all’impegno e alla professionalità di tutto il nostro personale, è stato un presidio molto importante per consentire di reggere all’onda d’urto del virus nei momenti più difficili», spiega il direttore generale Ciro Verdoliva. «Ora però è giusto che il presidio venga restituito alla città nel contesto della sua normale attività assistenziale». Un passaggio altamente simbolico, perché certifica quell’alleggerimento dei casi che ormai appare evidente a tutti, ma anche sostanziale. L’aera della città di Napoli sulla quale il San Giovanni Bosco insiste è infatti un’area Critica, che ha sofferto molto per la conversione dell’ospedale in Covid hospital. Ora proprio per restituire la struttura alla città nella sua configurazione originale, l’ASL Napoli 1 Centro ha  programmato per i prossimi giorni la completa sanificazione dei reparti e una disinfezione straordinaria di tutti i locali. Il primo step è riuscire a riportare il presidio a Dea di I livello entro il 14 giugno, mentre il secondo step sarà la riattivazione del Pronto Soccorso al massimo entro il 21 giugno.

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Intanto, sempre da Napoli arriva un’altra notizia di grande interesse. E’ infatti ai nastri di partenza uno studio, coordinato da Paolo Ascierto, che con la collaborazione di pazienti che  hanno avuto il Covid e di 150 donatori sani resisi disponibili alla sperimentazione, approfondirà i meccanismi di infezione. In sostanza la ricerca, che si effettua nei laboratori del Crom di Mercogliano diretti da Alfredo Budillon, prevede la valutazione del profilo metabolomico, citochinomico e lipidomico su un prelievo di sangue in pazienti che sono stati affetti da Coronavirus. Inoltre, per evidenziare eventuali suscettibilità genetiche alla base della risposta iper-infiammatoria indotta dal virus, verrà effettuato il sequenziamento dei geni correlati con l’attivazione immunitaria, sul recettore ACE2, sui geni coinvolti nella produzione di autoanticorpi e fattori genetici di rischio pro-trombotico. In parallelo, lo studio prevede la partecipazione di circa 150 donatori sani che saranno richiamati da vari comuni della Campania già resisi disponibili a collaborare, primi fra tutti i Comuni del Cilento: Cicerale, in cui non si è verificato nessun caso Covid, e poi Battipaglia, Castellabate, Puglianello, Sarno, Bellizzi, Aquara, Torrecuso, San Cipriano Picentino. «L’obiettivo – dice il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi – è quello di effettuare un’analisi seria e approfondita, fondata su protocolli scientifici verificabili, così da fornire informazioni attendibili ed utili per una migliore comprensione dei meccanismi di infezione e risposta del soggetto». Nuove risposte che aiuteranno a conoscere meglio il virus e a renderci sempre più capaci di renderlo innocuo.

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