Cambiamenti climatici. OMS: ogni anno 12,6 mln di morti evitabili

CO2 record in atmosfera: “Siamo in una nuova era del clima”

Sofia Gorgoni
 

Il 2016 è l’anno più caldo di sempre. Dal fronte del cambiamento climatico, però, arriva un nuovo allarmante primato. In base ai dati diffusi dall’Omm (Wmo), l’organizzazione meteorologica mondiale, il 2015 è stato il primo anno nella storia dell’umanità in cui la presenza di anidride carbonica in atmosfera ha superato stabilmente la soglia di 400 parti per milione.
I nuovi rilevamenti sulla CO2 segnano “l’inizio di una nuova era della realtà climatica”. I livelli di anidride carbonica avevano infatti precedentemente già raggiunto la soglia dei 400 ppm per alcuni mesi dell’anno e in certi luoghi, ma mai prima d’ora su una base media globale per l’intero anno, spiega l’Omm, precisando che le concentrazioni di CO2 resteranno al di sopra di 400 ppm per l’intero 2016 e non scenderanno sotto tale livello per molte generazioni.

Le tecnologie green nel frattempo fanno, finalmente, passi da gigante, ma non basta. Per vedere gli effetti benefici compiuti grazie alle nuove tecnologie, ai tanti investimenti nelle energie rinnovabili e agli accordi internazionali, quali quello di Parigi, bisognerà ancora aspettare anni.

Il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas ha elogiato la recente intesa raggiunta a Kigali che modifica il Protocollo di Montreal al fine di eliminare gradualmente gli idrofluorocarburi (potenti gas serra), “ma – ha ricordato – il vero elefante nella stanza è l’anidride carbonica che rimane nell’atmosfera per migliaia di anni e negli oceani ancora più a lungo. Se non si affrontano le emissioni di CO2 non saremo in grado di affrontare i cambiamenti climatici e di mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2 grandi centigradi rispetto al livello dell’era pre-industriale”.

Intanto si contano anche i morti: 1 decesso su 4 è dovuto all’inquinamento. In tutto il mondo sono 12,6 milioni di decessi all’anno, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). I fattori di rischio ambientale come l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, le esposizioni chimiche, i cambiamenti climatici e le radiazioni ultraviolette contribuiscono all’insorgenza di oltre 100 malattie, insieme a danni alla salute. Le dieci principali malattie considerate nella relazione sono ictus, cardiopatie ischemiche, lesioni involontarie come ad esempio incidenti stradali, tumori, malattie respiratorie croniche, malattie diarroiche, infezioni delle vie respiratorie, condizioni neonatali, malaria, lesioni volontarie come ad esempio i suicidi.
Le cause, quindi, sono dovute sia ad inquinamento atmosferico che all’acqua insalubre, ai servizi igienico-sanitari scadenti, ad una non corretta gestione dei rifiuti ed altro ancora.
I Paesi con più decessi per inquinamento sono quelli del Sud-est asiatico e del Pacifico occidentale con medio e basso reddito seguiti dai Paesi africani, la regione europea, i Paesi dell’Est del Mediterraneo, le due Americhe.
Ad essere più colpiti sono i bambini sotto i 5 anni e gli adulti tra i 50 e i 75 anni.

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