Diabete e cancro: gli uomini e le donne sono davvero uguali?

Diabete, niente più punture sui polpastrelli Ora la glicemia si controlla con un sensore

 

Con una forzatura adatta a rendere l’idea della gravità del problema, gli esperti la chiamano “epidemia di diabete”. E’ chiaro che il termine “epidemia” fa pensare subito ad una malattia infettiva, e il diabete non rientra tra queste, ma ormai sono così tate le persone colpite che il paragone calza.

Ben 10 casi ogni 100mila abitanti, i più colpiti sono i bambini

I numeri parlano chiaro, ben 10 casi ogni 100mila abitanti con un aumento costante anche tra i bambini. Le conseguenze sono spaventose, perché il diabete è una malattia che può condizionare molto la vita e della quale non sempre ci si accorge in maniera precoce.
Una delle novità più interessanti nel controllo del diabete è legata all’arrivo su mercato di sensori con i quali misurare la glicemia, apparecchi che permettono di dire addio alle punture quotidiane sui polpastrelli. A chi non ha mai affrontato il problema questa può sembrare una banalità, ma non è così. Basti pensare che per controllare il livello di glucosio e tenere sotto controllo la glicemia servono dai 4 ai 6 controlli al giorno. Piccole punture per le quali c’è bisogno di un minimo di privacy e che con l’andar del tempo possono anche determinare una perdita di sensibilità ai polpastrelli. Al di là delle marche, ciascuno sceglierà il prodotto che preferisce, è interessante sottolineare come alcuni di questi apparecchi siano capaci di misurare la glicemia in “real time” comunicando il dato al microinfusore o al ricevitore con la possibilità di impostare allarmi per le ipo e le iperglicemie.

La novità

L’ultimo nuovo sistema di monitoraggio è stato recentemente approvato dalle autorità europee ed è indicato anche per i bambini e dai 4 ai 17 anni. La lettura del livello di glucosio viene effettuata grazie ad un sensore che viene posizionato sulla parte posteriore del braccio ed elimina la necessità delle punture. Il sensore resta sul corpo fino a 14 giorni. Per moltissimi genitori e per altrettanti bambini questa è la fine di un incubo, o quantomeno uno spiraglio di luce alla fine del tunnel.

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