Prevenzione

A Verona, uno studio osservazionale sulla fibrillazione atriale

fibrillazione atriale

Continuerà fino al 31 dicembre prossimo il progetto di screening della fibrillazione atriale e della prevenzione dell’ictus che a Verona e provincia ha coinvolto settantanove farmacie. La campagna di studio osservazionale, iniziata lo scorso maggio e conclusasi nella sua prima fase a fine settembre, è rivolta a uomini e donne over 50 ed è finalizzata anche, oltre che alla prevenzione, a potenziare la ricerca nell’ambito di questa patologia spesso difficile da riconoscere perché, in molti casi, asintomatica. In alcuni pazienti la fibrillazione atriale può provocare dolore al torace, o insufficienza cardiaca, ma può anche comparire senza che si manifesti alcun sintomo. Può essere sporadica, frequente oppure diventare un vero e proprio problema cronico.

La fibrillazione atriale è la forma più comune e diffusa di aritmia cardiaca che porta il cuore a battere a ritmo irregolare oppure troppo in modo troppo veloce o lento e può provocare l’infarto. Tende a crescere con l’aumentare dell’età e anche se non è una patologia pericolosa per la vita, può generare complicanze che possono diventare invalidanti. Si può prevenire e se individuata e trattata in tempo può ridurre i rischi che porta con sé.

Allo studio, promosso da Federfarma Verona in 79 farmacie aderenti all’iniziativa, può partecipare la popolazione maschile e femminile over 50 attraverso la compilazione di un test e alla misurazione della pressione arteriosa effettuata con uno specifico strumento. I risultati, una volta raccolti, verranno inviati all’Unità Operativa Complessa di Medicina Generale per lo Studio ed il Trattamento dell’Ipertensione Arteriosa presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata della città scaligera ed elaborati a fini statistici.

“Questo studio si pone l’obiettivo di descrivere quanto spesso si presenti nella popolazione veronese la fibrillazione atriale e quali siano le condizioni cliniche cui essa si associa”  ha spiegato spiega il professor Pietro Minuz, direttore dell’UOC di Medicina Generale.

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