Linfedema

Linfedema, le più colpite sono le donne

Categorie: Prevenzione
 

Molte persone nella loro vita hanno dovuto imparare il significato del termine “linfedema”. Si tratta, come spiega il chirurgo vascolare Lanfranco Scaramuzzino, di «una malattia cronica, progressiva e molto invalidante». Il chirurgo chiarisce anche che «la sua evoluzione attraversa quattro stadi, tutti caratterizzati dal rallentamento della circolazione linfatica, con un aumento del volume e del peso dell’arto o del segmento corporeo colpito. Ovviamente – dice – questo comporta anche gravi problemi psicologici e compromette notevolmente la qualità di vita del paziente». Al dramma si aggiunge il dramma, perché manca un’assistenza omogenea e adeguata. I pazienti finiscono spesso nelle mani di personale, anche non sanitario, scarsamente formato.

Le stime dell’OMS

Ogni anno, in Italia (dati OMS), si registrano 40mila nuovi casi. Il problema è che non esiste un monitoraggio preciso, perché non c’è un registro ad hoc. Si stima siano circa 200mila quelli colpiti da linfedema primario (ereditario, localizzato agli arti inferiori), 150mila da linfedema secondario (arti superiori), i cui casi sono legati molto spesso a trattamento chirurgico o radioterapico legato ad un tumore. Spesso la linfopatia si associa all’insufficienza venosa, ad alcune malattie cardiovascolari, al lipedema e all’obesità. Le più colpite sono le donne tra i 20 e i 30 anni.

Cattiva alimentazione

Una delle cause del linfedema, come detto, è l’obesità. «In questi casi – spiega la nutrizionista Adriana Carotenuto – l’alimentazione dev’essere ipocalorica. Meglio aumentare il contenuto di fibre nella dieta, di legumi, frutta fresca, cereali integrali e frutti di bosco. Bisogna bere 2 litri di acqua al giorno e ridurre drasticamente il sale. In alcuni casi è consigliabile l’utilizzo di integratori flebotonici, drenanti e basificanti». Alla terapia decongestiva complessa e combinata per la riduzione dell’edema si devono associare programmi di riabilitazione motoria e propriocettiva, programmi di terapia fisica, prescrizione di ortesi elastiche, addestramento al self-care. «Il tutto – dice la fisiatra Angela Piantadosi – deve avvenire nel più breve tempo possibile per limitare l’evoluzione fibrotica dell’edema prevenendo complicanze e migliorando la qualità di vita dei pazienti».

Il dibattito

Domani (Sabato 21 gennaio) al Policlinico dell’Università Federico II si terrà la 1° Giornata Regionale di sensibilizzazione sul linfedema. Intervengono tra gli altri: Silvestro Scotti, Generoso Andria, Angela Piantadosi, Sandro Michelini, Jean Paul Belgrado, Marco De Fazio, Valeria Di Martino, Lanfranco Scaramuzzino, Bruno Amato, Chiara Del Gaudio, Annamaria Cangiano, Katia Boemia, Adriana Carotenuto.

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