Prevenzione

Medici dritti «al cuore del diabete»

Stress

Pronti ad andare «Al cuore del diabete». Lo slogan è un gioco di pare con il quale si celebra la quindicesima ed ultima tappa del progetto supportato da Boehringer Ingelheim Italia e Eli Lilly Italia, nato con l’obiettivo di mettere in luce l’importanza della correlazione tra diabete e rischio cardiovascolare. Di scena oggi a Napoli, il progetto di formazione rivolto ai medici ha previsto un tour itinerante che si è mosso dal Piemonte alla Sardegna. Un messaggio importante per affrontare un tema importante. Basti pensare che nel mondo una persona su due con diabete di tipo 2 muore per un evento cardiovascolare. Nei diabetici, infatti, il rischio di malattia cardiovascolare è da 2 a 4 volte superiore rispetto a chi non è affetto da questa patologia.

Nuove armi

Oggi la comunità medico-scientifica ha a disposizione un’opzione terapeutica – un inibitore del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 -SGLT2 – in grado di coniugare l’azione antidiabetica con i benefici dimostrati sulla riduzione della mortalità e morbilità cardiovascolare. La tappa di Napoli prevede la sosta in Piazza Dante di un mezzo mobile “Cell Explorer” che ospiterà al proprio interno aule didattiche preposte a sessioni formative, rivolte a medici specialisti. Un gazebo esterno, invece, accoglierà i volontari delle Associazioni Fand Campania e ANIAD Campania, impegnati nel fornire al pubblico materiale formativo e informativo. Sia nel capoluogo campano, che nelle altre tappe del progetto, sono state coinvolte le associazioni pazienti locali.

Gestire la malattia

«Ridurre il rischio cardiovascolare è un aspetto prioritario nella gestione del diabete – spiega il professor Antonio Ceriello del Gruppo MultiMedica di Milano – e oggi abbiamo a disposizione un’opzione terapeutica in più per farlo. Per la prima volta, possiamo trattare i nostri pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare con una terapia antidiabetica che riduce il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari. Senza tralasciare, poi, il fatto che la riduzione degli eventi cardiovascolari (infarto miocardico non fatale, ictus non fatale e morte cardiovascolare) e delle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco, comporta un impatto positivo anche sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale»

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