Chirurgia oncologica, l'equipe di Roberto Sanseverino a lavoro

Nuove prospettive della chirurgia oncologica

Raffaele Nespoli
 

Aumentano in Campania i casi di tumore della prostata, della vescica, delle vie urinarie e i tumori renali. Il dato emerge da una reunion di esperti tenutasi il 26 e 27 giugno all’ospedale Umberto I di Nocera, voluta e organizzata dal professor Roberto Sanseverino, direttore del reparto di Urologia. Obiettivo dell’incontro «fare il punto della situazione sull’incidenza di queste neoplasie – spiega il professore -, ma prima ancora discutere del cambio di passo segnato in questi anni grazie allo sviluppo di una nuova concezione della chirurgia e di avanzati sistemi tecnologici».

Un fenomeno multifattoriale

Quanto alle cause di una riscontrata «super incidenza» di queste neoplasie in Campania, per Sanseverino non esiste una sola e unica causa. «Per comprendere il fenomeno – dice – serve un’analisi multifattoriale. Certamente esiste una diretta correlazione con il fumo di sigaretta, e poi ci sono gli agenti inquinanti che purtroppo nelle grandi metropoli sono maggiormente presenti. Benché il trend in aumento sia nazionale, dobbiamo dire che Napoli e tutta la fascia vesuviana fanno registrare dati fuori scala».

Salvare la funzione degli organi

Il tema portante dell’incontro tenutosi a Nocera è stato lo sviluppo della chirurgia oncologica in urologia e soprattutto la tendenza a coadiuvare la radicalità della chirurgia con la salvaguardia dell’organo, per garantire una buon qualità di vita dei pazienti a seguito dell’intervento. «La chirurgia – aggiunge Sanseverino – è cambiata. Anzi è cambiato il modo di intendere l’approccio chirurgico, prima si cercava a tutti costi una chirurgia radicale, arrivando spesso a mutilare i pazienti. Certo si curava, ma con un impatto devastante sulla qualità di vita. Oggi si guarda alla radicalità oncologica, ma preservare in modo efficace la funzione dell’organo sul quale si interviene».

Nuove tecnologie

Due i fattori principali di questo cambiamento: una diagnosi precoce che consente di scoprire e trattare la malattia tumorale in una fase nella quale la chirurgia conservativa è ancora possibile, e in secondo luogo l’evoluzione tecnologica che mette a disposizione dei chirurghi strumenti prima impensabili. «Oggi abbiamo a disposizione tecnologie che stanno lentamente entrando a far parte anche dell’uso comune, ad esempio schermi 4K e immagini 3D. In questo modo possiamo vedere dettagli anatomici che ad occhio nudo sarebbero difficilmente distinguibili». Questo permette di ridurre i rischi, sia durante la procedura chirurgica che nel post operatorio. Volendoli elencare in maniera schematica i principali vantaggi della tecnica laparoscopica sono diversi. Si parte da un minor dolore al risveglio, incisioni piccole e ridotta apertura della parete addominale. Quindi tempi di recupero rapidi, minor sanguinamento durante l’operazione, minori i rischi di sviluppare infezioni. «La nostra decisione di specializzarci in questo campo conclude il professore – è legata alla convinzione che questo sia il futuro della chirurgia».

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