Tumore, un ricercatore a lavoro guarda nel microscopio

Il tumore può morire di fame, basta “ingannarlo”

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Si può far morire di fame un tumore? La domanda potrebbe sembrare surreale, ma le nuove frontiere della lotta alle neoplasie la rendono invece una molto attuale. E la risposta è sì. Tutto nasce da un’intuizione dei ricercatori della Northwestern Medicine i cui studi sono stati pubblicati sul Journal of Biological Chemistry. La ricerca guarda all’alimentazione del tumore, ovvero a quelle sostanze delle quali i tumori si nutrono per poter proliferare. Nel caso di specie il tumore preso di mira è il linfoma e il suo “cibo” è il colesterolo. Ma sempre di colesterolo si nutrono anche altri tumori (reni o ovaie) che potrebbero quindi rispondere bene alla terapia sviluppata dai ricercatori della Northwestern Medicine.

IL MECCANISMO

Come si diceva, tutto si basa sull’idea di poter mettere a dieta le cellule tumorali, o meglio di far credere loro di potersi alimentare e farle invece morire di fame. Questo lo si può fare perché ciò che appare alle cellule tumorali come una particella carica di colesterolo può essere invece una nanoparticella sintetica che si lega alle cellule tumorali e che le fa morire di fame. Questa nuova terapia, secondo gli studiosi, potrebbe funzionare perché è stato dimostrato che il metabolismo del colesterolo è molto diverso nelle cellule tumorali target rispetto a quello che invece potrebbe fare nelle cellule normali. Ciò consentirebbe al farmaco sperimentale di attaccare e uccidere selettivamente le cellule tumorali vulnerabili lasciando illese le cellule normali. «La nostra terapia – spiega Shad Thaxton, docente associato di urologia alla Northwestern tra i coordinatori dello studio – prende di mira le cellule tumorali che dipendono dall’assorbimento del colesterolo e perturbano l’equilibrio generale del colesterolo nella cellula».

VACCINO

Intanto, nelle more di una campagna vaccinale anti Covid che prosegue (nonostante i ritardi delle case farmaceutiche) una delle domande che più preoccupa arriva proprio dai pazienti oncologici: devono o non devono accettare la vaccinazione? A rispondere, sulla pagina della Fondazione Veronesi è il professor Giuseppe Curigliano, oncologo, Direttore della Divisione Sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e professore associato di Oncologia Medica all’Università di Milano «Ai pazienti con diagnosi di cancro deve essere offerta con priorità la vaccinazione contro Sars-CoV2» spiega il professor Curigliano. «Alcuni di loro sono a maggior rischio di forme gravi e di morte per Covid, e parliamo soprattutto di anziani con performance status compromesso, pazienti con patologie ematoncologiche o con tumori solidi in fase avanzata (in particolare con tumori polmonari), pazienti con comorbidità severa (cioè con altre malattie importanti, ndr), con fragilità legata a una condizione di immunodeficienza. Sono tutte persone che dovrebbero essere vaccinate il prima possibile, e che nel piano vaccinale dovrebbero essere inserite nella fase 2».

 

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