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Tumore alla prostata: a diagnosticarlo arriva la biopsia robotizzata

Francesca Forzan
 

Ha un incidenza del 12% ed è la più frequente neoplasia che colpisce l’uomo. Si tratta del tumore alla prostata ed è possibile capirne lo stadio di sviluppo solo sulla base dei valori dell’antigene prostatico specifico – il Psa – e soprattutto dei risultati della biopsia prostatica (cioè il prelievo di campioni di tessuto da analizzare), che è il mezzo diagnostico per eccellenza per individuare questo problema. Per questa ragione il reparto di Urologia di Novi Ligure, diretto dal dottor Franco Montefiore, ha sviluppato un progetto di biopsia prostatica robotizzata con l’obiettivo di rendere ancora più precisa la diagnosi di tumore alla prostata. Per intervenire con le cure adeguate, infatti, la biopsia deve essere il più precisa e attendibile possibile.

Per specializzarsi e sviluppare il progetto, tre medici dell’ospedale San Giacomo di Novi Ligure, Paolo Mondino, Walter Fusco e Roberto Pastorino hanno seguito un corso di formazione presso la Clinica Universitaria Urologica di Tuebingen in Germania.

Se con i tradizionali sistemi, anche aumentando il numero di prelievi, la percentuale di biopsie positive non ha mai superato il 30-35 per cento, con l’introduzione di questa nuova tecnica si è riusciti ad avere un aumento dei dati positivi e meno biopsie inutili. Al San Giacomo, sono già stati eseguiti i primi interventi di biopsia prostatica con il metodo “Fusion” grazie anche alla collaborazione degli ingegneri responsabili del sistema robotizzato, giunti da Singapore per fornire l’assistenza tecnica necessaria.
Tutte le sedute operatorie sono state eseguite con successo e tutti i pazienti sono stati dimessi dopo poche ore dalla procedura.

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