Neurochirurgia della mano, l’ecografia è il terzo occhio del medico

Neurochirurgia della mano, l’ecografia è il terzo occhio del medico

Sofia Gorgoni
 

L’ecografia è il “terzo occhio” del medico. Nelle procedure invasive guida il medico nell’esecuzione delle infiltrazioni alla mano, minimizzando i rischi. Lo hanno spiegato i ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – Università Cattolica, coordinati dal professor Luca Padua. Gli studiosi hanno realizzato un riepilogo delle evidenze scientifiche emerse dai vari studi, pubblicato in forma di lettera sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine (redatta dal professor Padua e dai dottori Daniele Coraci e Claudia Loreti).

L’ecografia è un mezzo per studiare le diverse strutture corporee, incluso il sistema nervoso periferico. In questo caso, l’ecografia richiede molta esperienza da parte del medico, ma permette di valutare con precisione e in maniera non invasiva, la morfologia delle strutture, ottenendo informazioni in caso di neuropatie.

Utilizzo in ambito clinico

Nel caso di interventi chirurgici, l’ecografia può essere usata per conoscere bene la condizione anatomica del nervo e delle strutture circostanti in fase pre-operatoria, ovvero “a cielo chiuso”. Questo permette di pianificare l’intervento con più sicurezza. Un approccio utile nei casi di ricostruzione chirurgica o nei casi di anestesia locale, dove il nervo è la struttura target per ottenere una anestesia efficace. Riguardo quest’ultima procedura se eseguita “alla cieca”, essa può risultare inefficace (quando il posizionamento dell’ago da anestesia è errato) o provocare effetti collaterali (legati per esempio a una somministrazione dell’anestetico in un vaso).

I numeri 

Ogni anno i traumi dell’arto superiore sono oltre un milione e la giusta esecuzione di un intervento risulta, spesso, essenziale per la qualità di vita di un paziente. Il gruppo del professor Padua spiega che questa metodica è in grado di “vedere” anche strutture nervose molto piccole a livello della mano, scoprire la presenza di eventuali anomalie strutturali (come decorsi irregolari di nervi o vasi sanguigni) e comprendere le relazioni anatomiche tra un nervo e le strutture a esso vicine, come i muscoli. Oggi, l’utilizzo del supporto ecografico in questo tipo di interventi è limitato solo ai centri altamente specializzati in quanto ancora di recente introduzione e richiede un’elevata esperienza da parte del medico. L’auspicio degli esperti è che sempre di più ci si avvalga di questa metodica nello svolgimento di operazioni neurochirurgiche agli arti.

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