Tecnologie innovative per il tumore del fegato

Napoli, all’avanguardia per il tumore del fegato

 

Nuove tecnologie permettono di trattare al meglio il tumore del fegato. Napoli punta su pianificazione tridimensionale dell’intervento chirurgico, valutazione della funzionalità del fegato affetto da cirrosi e chirurgia laparoscopica guidata dalla fluorescenza. Questo è il trittico delle tecnologie innovative per il trattamento dei tumori del fegato adottate nell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II. Le tecnologie all’avanguardia per il trattamento di questi casi di tumore sono state acquisite per il Dipartimento di Gastroenterologia, Endocrinologia e Chirurgia Endoscopica, diretto dal professor Giovanni Domenico De Palma, seguendo l’approccio dell’Health Technology Assessment, che valuta l’impatto delle tecnologie innovative negli ambiti ospedalieri secondo analisi multidisciplinari e multidimensionali, applicato dall’ingegneria clinica aziendale, guidata dall’ing. Antonietta Perrone.

ECCELLENZA ITALIANA

Attualmente l’AOU Federico II di Napoli è l’unico centro italiano che applica contestualmente queste nuove tecnologie per la pianificazione e l’esecuzione di interventi di chirurgia epatica. Un investimento di circa 250.000 euro per  rendere più sicuri gli interventi oncologici e facilitare il lavoro del chirurgo soprattutto durante gli approcci mininvasivi a garanzia del miglioramento continuo della qualità dell’assistenza. «Le nuove tecnologie innovative per il trattamento dei tumori del fegato, già sperimentate in precedenza presso l’Università di Gand in Belgio – sottolinea De Palma – sono state importate e trasferite all’AOU Federico II di Napoli dall’équipe di chirurgia epato-bilio-pancreatica e mininvasiva coordinata dai professori Roberto Ivan Troisi e Roberto Montalti e d’ora in avanti tali metodiche saranno applicate per il trattamento chirurgico di pazienti affetti da tumori primitivi e secondari del fegato». Le ricostruzioni tridimensionali virtuali del fegato consentono di valutare chiaramente nella fase preoperatoria i rapporti fra i noduli tumorali epatici e le strutture vascolari-biliari. Permettono, inoltre, di poter stampare, con opportune stampanti 3D, modelli da potere utilizzare durante l’intervento chirurgico come base di partenza delle resezioni mininvasive con ausilio della realtà aumentata.

 MARCATORI

«La fluorescenza permette di evidenziare in maniera immediata tutti i tipi di tumore del fegato (epatocarcinomi, metastasi, tumori delle vie biliari) durante la chirurgia laparoscopica e robotica, ma anche durante chirurgia tradizionale, cosiddetta a cielo aperto. In assenza di controindicazioni, il verde indocianina, sostanza già applicata in campo oculistico per lo studio della retina, viene iniettata al paziente pochi giorni prima dell’intervento o durante l’operazione. La sostanza viene captata selettivamente dai tumori epatici e, grazie alla sua fluorescenza naturale – dice Troisi – li rende visibili con l’utilizzo di opportune telecamere a infrarossi, Inoltre, il verde indocianina viene usato anche per valutare le riserve funzionali nel caso di resezioni epatiche estese ed in pazienti in fegati con alterazioni strutturali». Queste tecnologie consentono, quindi, di identificare lesioni tumorali non visualizzabili dalle comuni metodiche di diagnostica per immagine (TAC, Risonanza Magnetica e PET-scan), ma soprattutto di guidare il chirurgo durante l’operazione mostrandogli esattamente posizione e margini delle lesioni, i confini anatomici dei vari segmenti epatici, le vie biliari ed eventualmente metastasi linfonodali e rappresentano l’attuale eccellenza tecnologica nel campo della chirurgia del fegato.

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