Smartphone: ricettacolo di virus?

Smartphone, ecco come influenzano la nostra mente

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I telefoni di nuova generazione, gli smartphone, hanno effetti sul nostro sistema nervoso centrale. Cambiano le nostre reazioni e modificano la nostra creatività (non sempre in meglio).  Il problema riguarda soprattutto i giovanissimi, che trascorrano più tempo sui social che alla ricerca di notizie e informazioni. Ma cosa genera tanto interesse? Il segreto è nel funzionamento del  sistema nervoso, governato da un meccanismo che procede per immagini più che per concetti. Il ché, con l’abuso degli smartphone, riduce la nostra capacità immaginativa e creativa. A spiegarlo è Piero Barbanti, docente di Neurologia e Sport all’Università Telematica San Raffaele Roma, che analizza il fenomeno evidenziando gli effetti dell’abuso sul nostro sistema nervoso.

LA BOLLA

Secondo una recente ricerca dell’università Statale di Milano e della Swansea University (pubblicata sul Journal of Computer Assisted Learning), ricorda Barbanti, l’abuso di Internet riduce le capacità di apprendimento degli studenti universitari: a causa della tecnodipendenza gli studenti risultano infatti meno motivati e più ansiosi, con un effetto aggravato dal senso di solitudine prodotto dall’isolamento in una bolla digitale. «La Rete – spiega Barbanti – sta diventando un fine e non più uno strumento. Lo studio documenta infatti come gli studenti trascorrano più tempo sui social, che alla ricerca di notizie e informazioni. Nei social pullulano video e foto in continua evoluzione che appagano la nostra parte più istintiva, ma paradossalmente, fornendo immagini a ripetizione, riducono la nostra capacità immaginativa e creativa, quella capacità che da piccoli ci fa stare ipnotizzati di fronte al racconto di una favola che genera in noi sogni immaginifici». Naturalmente queste conclusioni riguardano soprattutto le persone che trascorrono la maggior parte del tempo connessi ai device, pensare di abbandonare cellulari e pc di punto in bianco non sarebbe possibile, del resto viviamo ormai in un modo iperconnesso. Quale soluzione? Come sempre, la migliore strada è nella moderazione e nel buon senso.

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