Paura dell’aereo? Il cervello impara a vincerla

Paura dell’aereo? Il cervello impara a vincerla

Sofia Gorgoni
Categorie: Psicologia
 

Dopo ventitré anni, durante i quali non era più riuscita a solcare il cielo a causa di una paura scatenata da un atterraggio di emergenza, Vania Colasanti, grazie alla cura del neurologo Rosario Sorrentino, è tornata tra le nuvole. Soprattutto ha riacquistato la voglia di volare e l’entusiasmo di trasmettere questo successo terapeutico ai timorosi del volo. In Italia, stando alle stime di Doxa, sono il 53,3% della popolazione. I timorosi dell’aereo spesso, bloccati dall’angoscia, non viaggiano e si privano della conoscenza di luoghi lontani. Le aveva provate proprio tutte Colasanti: psicoterapie varie, metodi alternativi, ma nulla di tutto ciò era riuscito a sbloccarla. Ma perché una sana paura diventa fobia? Cos’è a mandare in tilt il cervello al punto da far rinunciare al bello della vita? Per rispondere a queste domande è nato il libro “Grazie al cielo”. Un percorso scientifico nei misteri della materia grigia e dei principali meccanismi che scatenano l’ansia. Qui i passeggeri non sono solo i reduci del variegato “pianeta panico” (persone che non riuscivano ad attraversare gallerie, autostrade, luoghi affollati), ma anche temerari professionisti che guardano il cielo da un’angolazione privilegiata: astronauti, piloti, ingegneri che svelano le meraviglie del volo anche da un punto di vista tecnico.

Oltre al viaggio per vacanza, per cultura o per crescita personale, c’è chi è costretto a volare per lavoro. Un’imprenditore, un medico cardiologo e addirittura la moglie di un pilota d’aereo: anche loro sono stati aviofobici (quelli che mai e poi mai salirebbero su un velivolo). Le loro paure ora superate sono raccontate nel libro scritto dalla giornalista Vania Colasanti e dal neurologo Rosario Sorrentino che l’ha aiutata a vincere la fobia. Il libro sarà presentato questo pomeriggio, 12 marzo a Rizzoli Galleria a Milano.

Gli attacchi di panico, spiega Sorrentino, lasciano il loro ricordo depositato in un ‘cassetto’ della memoria e sono pronti a riemergere come se si fosse trattato di un’esperienza negativa vissuta poco prima. La terapia farmacologica va iniziata a piccole dosi già alcuni giorni prima del volo prova. Ma non basta prendere una pillola per superare una paura, il percorso si basa sulla sostituzione di una situazione piacevole, quale diventa il volo, al posto di una dolorosa e spiacevole, fiaccando nel paziente quell’ansia anticipata che gli impedisce di volare. Ma questo vale per tante tipologie di panico: c’è chi non se la sente di viaggiare su treni ad alta velocità, o chi va in vacanza in un albergo distante da non più di cento metri da un ospedale. La cura c’è e comincia da non aver paura di aver paura e di non aver vergogna di parlarne.

 

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