PRP per riattivare ovaie in caso di menopausa precoce. Studio premiato

PRP per riattivare ovaie in caso di menopausa precoce. Studio premiato

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Il plasma ricco di piastrine (PRP) potrebbe riattivare le ovaie di donne con insufficienza ovarica prematura/menopausa precoce. Nel modello di topo con insufficienza ovarica prematura l’iniezione di PRP ha incrementato il numero di embrioni e la qualità delle blastocisti ottenute. Questo risultato è il frutto di una ricerca appena premiata del Dottor Mauro Cozzolino ginecologo specialista in Medicina Riproduttiva presso il Centro IVI di Roma.  Lo studio “Effetti dell’iniezione intraovarica di Plasma Ricco di Piastrine (PRP) su un modello di topo con insufficienza ovarica precoce” ha vinto il premio In-Training Awards for Research dell’ASRM – American Society for Reproductive Medicine. Riconoscimento che viene assegnato ogni anno dalla Società Americana di Medicina della Riproduzione ai 5 migliori abstract che, per la loro innovazione ed eccellenza, avranno un impatto nell’avanzamento scientifico della Medicina della Riproduzione.

PRP per curare l’insufficienza ovarica. Lo studio

Il lavoro è partito dalla constatazione che l’insufficienza ovarica primaria (POI) colpisce l’1% delle donne in età riproduttiva. La POI è caratterizzata da una grave diminuzione della riserva ovarica prima dei 40 anni di età, con conseguenti elevati livelli di ormoni gonadotropinici nel siero tipici della menopausa e irregolarità mestruale o amenorrea. Questo disturbo veniva definito insufficienza ovarica precoce o menopausa precoce; termini fuorvianti, perché non sempre le mestruazioni delle donne con insufficienza ovarica primaria si interrompono né, tantomeno, le loro ovaie cessano di funzionare del tutto. Inoltre, una diagnosi di insufficienza ovarica primaria non sempre comporta l’impossibilità di ottenere una gravidanza. Infine, questo disturbo non implica che una donna stia invecchiando prematuramente; significa solo che le sue ovaie non funzionano più normalmente.
Il plasma ricco di piastrine (PRP) contiene, come da definizione, un’alta concentrazione di piastrine, che trasportano più di 800 tipi di molecole proteiche, citochine e ormoni. Quando parliamo di PRP ci riferiamo ad un campione del proprio plasma sanguigno, arricchito di piastrine autologhe (cioè provenienti dallo stesso organismo) e trasformato in una potente medicina, utile per combattere molti problemi. È ottenuto mediante la centrifugazione del sangue ed è caratterizzato dalla forte concentrazione di fattori di crescita, ovvero proteine capaci di stimolare la proliferazione e la differenziazione cellulare. La sua capacità di stimolare la rigenerazione dei tessuti lo rende il fondamento di numerose metodiche in campo medico, soprattutto nella chirurgia plastica o rigenerativa. L’efficacia dell’applicazione del PRP è un tema piuttosto controverso ed è stato oggetto di dibattito in diversicampi d’azione.

L’iniezione intraovarica di PRP è stata recentemente utilizzata come trattamento per le donne con POI e una serie di casi e studi di coorte hanno riportato risultati incoraggianti. Tuttavia, gli effetti ovarici del PRP non sono ancora stati testati in un sistema sperimentale.

Nel nostro studio abbiamo voluto studiare l’efficacia dell’iniezione intraovarica di PRP per migliorare lo sviluppo degli ovociti e degli embrioni in un modello di topo con POI. Afferma il Dottor Mauro Cozzolino, autore dello studio vincitore del premio In-Training Awards for Research dell’ASRM. Abbiamo ricreato in un modello di topo una condizione di insufficienza ovarica primaria (POI) per simulare quello che succede ad una donna con menopausa precoce. Abbiamo quindi proceduto all’iniezione intraovarica di PRP in entrambe le ovaie: i risultati sono stati eccellenti. Nei topi con POI indotta, – ha continuato il dottore l’iniezione di PRP ha portato ad un aumento significativo del numero di embrioni, di blastocisti (embrione allo stadio di sviluppo di 5-6 giorni) e ad un più alto tasso di formazione di blastocisti. L’iniezione di PRP sembra aver migliorato la qualitàdelle blastocisti, che apparivano di grado più elevato dal punto di vista morfologico rispetto a quelle dei topi che non ricevevano PRP.

Daniela Galliano, medico chirurgo, specializzata in Ginecologia, Ostetricia e Medicina della Riproduzione, Responsabile del Centro PMA di IVI Roma ha aggiunto: I risultati raggiunti forniscono supporto all’uso sperimentale del PRP per l’attivazione ovarica nelle donne con POI. Inoltre, il modello di topo utilizzato nello studio potrebbe servire come piattaforma per identificare i costituenti specifici del PRP che influenzano la funzione riproduttiva.

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