Parabeni nei cosmetici. Cosa c’è da sapere

Parabeni nei cosmetici. Cosa c’è da sapere

Sofia Gorgoni
Categorie: Prevenzione
 

Le etichette dei prodotti per la cura del corpo si dividono in due grandi categorie: quelli che contengono parabeni e quelli che sottolineano di esserne privi.

Queste sostanze negli ultimi anni sono stati al centro di dibattiti per la potenziale dannosità nei confronti dell’organismo. A sollevare i primi dubbi è stato uno studio del 2004 che ipotizzava che i parabeni potessero avere un ruolo nello sviluppo del cancro alla mammella.

Parabeni: a che servono

Si tratta di conservanti utilizzati nei prodotti per la cura del corpo. Dai saponi, alle creme, ai prodotti per i capelli, alle pomate (ossia i farmaci a uso topico): i parabeni sono molto diffusi. Questi composti chimici organici, scoperti negli anni ‘20 e introdotti in commercio intorno agli anni ‘50 del 900, hanno caratteristiche antimicrobiche. In altre parole impediscono a funghi, batteri e altri germi di proliferare nei prodotti, compresi quelli alimentari. Tra i parabeni più comuni ci sono il propilparabene, il butilparabene, l’isobutilparabene, l’etilparabene, il benzilparabene.

Gli studi

Il primo studio citato è a opera della ricercatrice inglese Philippa Darbre, che nel 2004 pubblicò il suo lavoro sul Journal of Applied Toxicology. La ricercatrice aveva analizzato cellule prelevate da 20 pazienti con cancro al seno e al loro interno aveva trovato tracce di parabeni. Lo studio ipotizzava che le cellule maligne fossero in grado di assorbire queste sostanze. Tuttavia lo studio aveva dei limiti, come ad esempio un campione non abbastanza ampio. Nel corso degli anni sono stati molti gli studi che hanno ragionato su questo argomento, ma fino a ora nessuno è riuscito a dimostrare che i parabeni (come quelli contenuti nei deodoranti, di cui si è spesso sentito parlare) siano davvero responsabili dello sviluppo del cancro.

I rischi per la salute

Nei prodotti di bellezza il quantitativo di parabeni è minimo per legge. Uno studio recente ha osservato che i parabeni si mantengono nel sangue, nelle urine e anche nel latte materno anche qualche ora dopo il loro utilizzo sulla pelle. Tuttavia, l’unico effetto che potrebbero avere i parabeni sarebbe quello di mimare il comportamento degli estrogeni, ma, anche gli studi più recenti hanno dimostrato che l’attività estrogenica dei parabeni è di decine di volte inferiore rispetto ai nostri ormoni naturali.

Come leggere gli ingredienti e scegliere i prodotti

In conclusione, non è stata dimostrata l’effettiva nocività dei parabeni. Secondo la dottoressa Laura Colli, dermatologa di Humanitas Mater Domini, è preferibile scegliere prodotti contenenti queste sostanze, a meno di non esservi allergici. “I prodotti “paraben-free” – spiega l’esperta – contengono comunque sostanze conservanti, infatti nessuna azienda rischierebbe di mettere in commercio un prodotto senza nessun tipo di conservante rischiando di esporre i propri consumatori a infezioni pericolose o di vendere dei prodotti avariati. Queste sostanze conservanti, a differenza dei parabeni che sino a prova contraria sono “innocenti”, possono avere dei rischi per la salute se presenti in alte dosi, come il fenossietanolo o l’imidazolidinil urea, che possono trasformarsi nel nostro organismo in metaboliti dotati di tossicità (4, 5) e dei quali quindi è stata abbassata la concentrazione nei prodotti in commercio. Per le persone allergiche ai parabeni, sono disponibili sui nostri scaffali un gran numero di prodotti contenenti altri multipli ingredienti che, usati in sinergia e in piccole dosi, hanno un effetto conservante molto maggiore che se fossero utilizzati da soli. Oppure, novità di questi ultimi anni, sono in vendita prodotti in confezioni speciali che rendono la preparazione (di solito si parla di creme) inaccessibile ai microrganismi, come confezioni sottovuoto con pompe di non ritorno”.

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