Istruzione e residenza determinano la salute degli italiani

Istruzione e residenza determinano la salute degli italiani

Sofia Gorgoni
 

L’Italia è uno dei paesi dove si vive più a lungo, ma andando a setacciare il territorio si scopre che la salute non è uguale per tutti.
Se in Campania gli uomini vivono mediamente 78,9 anni e le donne 83,3, a Trento i primi arrivano a una media di 81,6 anni e le seconde a 86,3. Un italiano può sperare di vivere 77 anni se ha un livello di istruzione basso ma può arrivare a 82 anni se possiede almeno una laurea.  Tra i 25 e i 44 anni le persone con almeno una cronica grave sono il 5,8% tra chi ha un titolo di studio basso, ma 3,2% tra i laureati.
Tuttavia il Servizio sanitario nazionale resta uno dei migliori in Europa in termini di efficacia, nonostante le risorse impegnate siano tra le più basse registrate nell’Ue.
I dati emergono dal focus dedicato alle disuguaglianze in Italia dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, progetto nato e che ha sede a Roma presso l’Università Cattolica, ideato dal professor Walter Ricciardi.

Aspettativa di vita
La maggiore sopravvivenza si registra nelle regioni del Nord-est, dove la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6; decisamente inferiore nelle regioni del Mezzogiorno, nelle quali si attesta a 79,8 anni per gli uomini e a 84,1 per le donne.   Tra il 2005 e il 2016, i divari di sopravvivenza rimangono persistenti, in particolare Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna, Molise, Basilicata, Lazio, Valle d’Aosta e Piemonte restano costantemente al di sotto della media nazionale.    Tra queste Regioni la Campania, la Calabria e la Sicilia peggiorano addirittura la loro posizione nel corso degli anni. Per contro, quasi tutte le regioni del Nord, insieme ad Abruzzo e Puglia, sperimentano, stabilmente, una aspettativa di vita al di sopra della media nazionale.     Non meno gravi secondo lo studio sono i divari sociali di sopravvivenza. In Italia, un cittadino può sperare di vivere 77 anni se ha un livello di istruzione basso e 82 anni se possiede almeno una laurea; tra le donne il divario è minore, ma pur sempre significativo: 83 anni con una istruzione minore, circa 86 per le laureate.

Mortalità prematura
La Campania, la Sicilia, la Sardegna, il Lazio, il Piemonte e il Friuli hanno i più alti valori di mortalità prematura, con una dinamica negativa tra il 2004 e il 2013 che le vede sempre al di sopra della media nazionale.

Cronicità
la differenza aumenta con l’età, nella classe 45-64 anni, ne soffre il 23,2% tra le persone con la licenza elementare e l’11,5% tra i laureati.

Obesità
Interessa il 14,5% delle persone con titolo di studio basso e solo il 6% dei più istruiti ed è uno dei maggiori fattori di rischio per la salute. L’obesità affligge il 12,5%  del quinto più povero della popolazione e il 9% di quello più ricco. I fattori di rischio si riflettono anche sul contesto familiare, infatti il livello di istruzione della madre rappresenta un destino per i figli (il 30% di questi è in sovrappeso quando il titolo di studio della madre è basso, mentre scende al 20% per quelli con la madre laureata).

Disservizi
Alle disuguaglianze di salute si affiancano quelle di accesso all’assistenza sanitaria pubblica, si tratta delle rinunce, da parte dei cittadini, alle cure o prestazioni sanitarie a causa della distanza delle strutture, delle lunghe file d’attesa e dell’impossibilità di pagare il ticket per la prestazione. Nella classe di età 45-64 anni rinuncia ad almeno una prestazione sanitaria il 12% tra chi  ha completato la scuole dell’obbligo e al 7% tra i laureati. La rinuncia per motivi economici è il 69% tra gli italiani con livello di istruzione basso e il 34 % tra i laureati.

La conclusione a cui giunge l’Osservatorio è che il quadro presentato, più che un reale problema di sostenibilità economica, rappresenta un elemento di preoccupazione per la sostenibilità politica del Servizio sanitario nazionale, perché i divari sociali che lo caratterizzano potrebbero far vacillare il principio di solidarietà che ispira il nostro welfare, contrapponendo gli interesse delle fasce di popolazione insofferenti per la crescente pressione fiscale, a quelli delle fasce sociali più deboli che sperimentano peggiori condizioni di salute e difficoltà di accesso alle cure pubbliche.

 

 

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