3_Suicidal_thoughts_2021-1

Depressione: un anziano su 7 ne soffre e 1 su 4 non chiede aiuto

Categorie: News
 

Negli ultimi 4 anni la depressione ha colpito soprattutto le persone anziane: 13 ultra 65enni su 100. Il disagio aumenta con l’avanzare dell’età raggiungendo il 22% dopo gli 85 anni, soprattutto tra le donne (16% contro il 9% degli uomini). Tra gli adulti l’8% delle persone tra 50 e 69 anni e il 5% fra i 18 e i 34 anni dichiarano di avere sintomi depressivi.

Lo rivelano i dati PASSI e PASSI d’Argento raccolti nel quadriennio 2017-2020 e diffusi in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale che si tiene il 10 ottobre.

Anziani depressi. I numeri

Secondo i dati della sorveglianza Passi d’Argento coordinato dall’ISS gli ultra 65enni percepiscono compromesso il proprio benessere psicologico per una media di 19 giorni nel mese precedente l’intervista.
Fra queste persone, oltre alla salute psicologica, anche quella fisica risulta decisamente compromessa: nel mese precedente l’intervista chi soffre di sintomi depressivi ha vissuto mediamente 17 giorni in cattive condizioni fisiche (vs 3 giorni riferiti dalle persone libere da sintomi depressivi) e circa 14 con limitazioni alle attività quotidiane abituali (vs 2 giorni riferiti da persone senza sintomi depressivi). Nel complesso la percezione della propria salute risulta compromessa e la gran parte di loro riferisce di sentirsi “male o molto male” (44%) o appena “discretamente” (47%).

I sintomi depressivi sono più frequenti all’avanzare dell’età (raggiungono il 22% dopo gli 85 anni), nella popolazione femminile (16% vs 9% negli uomini), tra le classi socialmente più svantaggiate per difficoltà economiche (31% in chi riferisce molte difficoltà economiche vs 7% di chi non ne riferisce) o per bassa istruzione (17% fra coloro che hanno al più la licenza elementare vs 8% fra i laureati), tra chi vive solo (16%) e fra le persone con diagnosi di patologia cronica (24% in chi riferisce due o più patologie croniche vs 7% di chi non ne ha).

Una discreta quota di persone con sintomi depressivi (28%) non chiede aiuto, chi lo fa si rivolge ai propri familiari/amici (23%) o a un medico/operatore sanitario (16%) e nella maggior parte dei casi (33%) a entrambi, medici e persone care.

La quota di persone che riportano sintomi depressivi nel 2020 rimane complessivamente stabile rispetto a quella rilevata negli anni precedenti, tuttavia vista la grande variabilità nella prevalenza dei sintomi depressivi fra i diversi sottogruppi della popolazione in questa fascia di età, saranno necessari degli approfondimenti per comprendere se, e in quali gruppi, la pandemia abbia avuto un impatto “misurabile” sul benessere psicologico fra gli over 65enni.

La depressione negli adulti

Dai dati PASSI 2017-2020 emerge che in Italia il 6 per cento degli adulti riferisce sintomi di depressione e percepisce compromesso il proprio benessere psicologico per una media di 15 giorni nel mese precedente l’intervista (vs meno di 2 giorni per le persone senza sintomi depressivi).

Fra queste persone, oltre alla salute psicologica, anche quella fisica risulta decisamente compromessa: nel mese precedente l’intervista chi soffre di sintomi depressivi ha vissuto mediamente 9 giorni in cattive condizioni fisiche (vs 2 giorni riferiti dalle persone libere da sintomi depressivi) e quasi 8 con limitazioni alle abituali attività quotidiane (vs meno di 1 giorno riferito dalle persone senza sintomi depressivi).

I sintomi depressivi sono più frequenti all’avanzare dell’età (sfiorano l’8% fra i 50-69enni vs 5% fra i 18-34enni), nella popolazione femminile (8% vs 5% fra gli uomini), tra le classi socialmente più svantaggiate per difficoltà economiche (15% in chi riferisce molte difficoltà economiche vs 4% di chi non ne ha) o per bassa istruzione, tra chi non ha un lavoro regolare continuativo (8%), fra chi riferisce almeno una diagnosi di patologia cronica (13% vs 5% fra chi non ne ha) e fra chi vive da solo (8%).

Solo il 62% degli intervistati che riferiscono sintomi depressivi ricorrono all’aiuto di qualcuno, rivolgendosi soprattutto a medici/operatori sanitari.

  • Share this on Linkedin
  • Share this on WhatsApp

Articoli correlati

Lascia un commento

Per favore esegui il lLogin per commentare